Io ci sono

Novembre 28, 2009

E’ in iniziato tutto ieri sera, venerdì, con un “che strano, mi tira il quadricipite”.

Dieci minuti dopo zoppicavo come se m’avessero sparato ad una gamba, non c’è stato un truma, un colpo o del dolore, la gamba si è semplicemente gonfiata come la testa di Schwarzenegger in “Atto di forza”. Un versamento, un vecchio ematoma, salcazzo cosa è, fatto sta che zoppico once again.

E domenica c’è da giocare, o meglio, c’è da esser pronti a farlo.

Subito è scattato quel perverso processo mentale a cui 10 e più anni di rugby ti hanno abituato, minimizzare l’infortunio, fare finta che non esista e fare di tutto per essere pronto nel minor tempo possibile. E’ un meccanismo perverso, malato a cui sai di non poterti sottrarre anche se non ti farà bene, e non prendetela per una banale posa machista, quel genere di cose svaniscono come neve al sole quando si tratta di fare sul serio, io la gente che gioca con la  mano rotta, il ginocchio tenuto insieme dallo scotch e la febbre a 40 “perchè c’era bisogno” l’ho vista sul serio.
Una nottata passata col ghiaccio sulla gamba è servita come un muretto di mattoni davanti ad uno tsunami e l’argilla (che a detta di tutti avrebbe fatto miracoli) è stata utile come una fisarmonica durante lo sbarco in Normandia.

Non rimaneva che tentare di aspirare via il sangue.

La visita è stata a dir poco surreale, sono andato al campo dove la squadra over-40 stava guardando la partita Italia-Samoa, nell’intervallo sono andato nello spogliatoio col “dottore”, un chirurgo plastico che gioca con la squadra degli over, che detta così sembra tragica ma invece, grazie all’esperienza, ne sa più di tanti fisioterapisti. La sala operatoria era una stanza piena di fango, acqua e borse piene di roba sudata, per sdraiarsi un lettino per i massaggi sporco di olio canforato, almeno lui indossava i guanti sterili (però ha fumato il sigaro per tutto il tempo).

“Hmmmm qui mi sa che non c’è sacca, il sangue ormai è entrato nel muscolo e non lo levi con una siringa”, dice tra uno sbuffo di fumo azzurrognolo e l’altro, “Vediamo un po’”. Prende una normale siringa da iniezioni, me la infila nel quadricipite e comincia ad usarla come un cucchiaio da gelato, nel frattempo ho tutto il tempo per domandarmi perché sono li ma evito.

Niente, ormai il sangue è nei tessuti, niente aspirazione miracolosa, mi manda via con due consigli: almeno un’ora di bagno bollente con molto sale e bende zincate.

La giornata finisce li, con una gamba che non ne vuol sapere di tornare a dimensioni normali e te che non mollti, stringi i denti e ti butti bestemmiando nell’acqua bollente per un’ora, anche se dopo saresti perfetto accompagnato dalla maionese, poi passi tutta la serata sul divano con la gamba immobilizzata dalla benda zincata a chiederti se domani ce la farai, a maledire la sfortuna, a sentirti perfino in colpa perchè forse mollerai i tuoi compagni quando avranno bisogno di te.

Però ti tocca farlo, lo fai perché per arrivare dove sei hai passato anni a farti urlare dietro, lo fai per tutte le botte che hai preso, per riscattarti dalle umiliazioni, lo fai perché sai che altri lo farebbero, lo fai per le birre che ti hanno offerto e che offrirai, lo fai per la tua ragazza che non si lamenta e ti capisce, per i tuoi genitori che escono a comprarti le medicine, per le giornata in cui ti svegli e non cammini, per i metri di nastro che consumi ogni anno per fasciarti ginocchia, dita, orecchie, polsi, gomiti, alla fine, ammettiamolo, lo fai per un perverso senso del dovere che ti fa star bene con te stesso, perché altrimenti ti sentiresti in colpa, magari poi non giochi uguale, ma quando te lo chiedono tu devi poter dire “Io ci sono”.


Canabalt

Novembre 20, 2009

Questo post doveva essere una sagace leggera agli sviluppatori di questo gioco in flash in cui mi sarei sia lamentato delle limitatezze del gioco (no manrovescio no party), della mancanza di varietà ma dove avrei anche lodato l’originalità del titolo ed incoraggiato la realizzazione di una versione retail per Wii e iPhone, magari con la modalità coop.

Purtroppo tutto questo non è stato possibile perché l’ha già fatto (probabilmente meglio) Rrobe.

Maledetto sacco d’ossi riempito d’arguzia.

Dunque per rimanere in tema di “giochini in flash che contribuiranno al vostro licenziamento” vi presento Canabalt, titolo completamente a cazzo di cane che nascondo un giochino semplice ma addictive (dio perdonami).

Lo scopo del gioco è molto semplice: la fuga.  La città in cui abitate è in fiamme, devastata da enormi macchine aliene che si stagliano sullo sfondo, ma non c’è tempo per congetture ed elucubrazioni, potete solo scappare saltando di palazzo in palazzo sperando di non volare di sotto o finire schiacciato da qualche detrito. Più distanza coprire più il vostro personaggio correrà veloce, ad ogni partita il percorso cambia e l’unico tasto che vi serve è quello per il salto, niente mezzelune, combo, e tric e trac.

Tutto qua.

Eppure, come ogni gioco in flash che si rispetti, basta a consumarvi gli occhi per ore e ore. Se poi ci sommate una musica elettronica veramente ben fatta e una veste grafica minimale ed otto bit (che a noi nostalgici ci piace ma va di moda pure fra voi marmaglia bimbominchia) ottenete la quadratura del cerchio ed una app per iPhone che sta spopolando anche se costa ben più dei concorrenti della sua categoria.

Scusate ora, devo tornare a correre.


Slave to the machine si rifà il trucco

Novembre 19, 2009

Dato l’aumentare dei followers e l’incremento della mia web credibility, il bisogno di un brand renovation del marchio Salve to the Machine è diventato sempre più pressante nella mia personal agenda. Si tratta di venire incontro alle esigente di VOI affezionati customers che giorno dopo giorno mi stimolate a bloggare pezzi sempre più carichi di livore e disprezzo verso il prossimo (alternati da faceti video tratti da youtube che hanno il solo scopo di riempire le giornate di scazzo).

That’s for you my folks! Yeah!

Non è vero, è che RAE, già ideatore del precedente logo e designer milanese a cui mi rivolgo quando voglio sentirmi intelligente, si è mosso a compassione e ha detto “visto che i contenuti sono quello che sono, almeno miglioriamo l’apparenza”. Il problema è che dovrei anche cambiare tutto il CSS per farlo corrispondere con la nuova testata e non so come fare, aiuto.

Il Fotoromanzo Capitolo 5-1

Novembre 18, 2009

Ebbene si, cari lettori, dopo mesi di assenza Guantini e Er Cotenna sono di nuovo fra noi.

Le ultime scene dello scorso capitolo ci avevano lasciato con la triste immagine di Guantini avviluppato in pose laocoontiche con due individui dal dubbio orientamento sessuale, al termine di una emozionante corsa motociclistica sul filo dei sessanta all’ora.

Questo nuovo capitolo ce lo presenta stordito, sanguinante e incatenato chissà dove ad una tanica di Spritz. Non capisco però il terrore, dovrebbe ormai essere abituato a svegliarsi con roba calda sulla faccia in luoghi sconosciuti. Notate la bellezza degli effetti speciali: il sangue fatto con le tempere ed un nodo fatto talmente a cazzo di cane che Guantini si deve tenere le mani per non farle cadere lungo i fianchi.

Notate la prova d’attore del nostro eroe nel simulare lo spavento per ave trovato una maschera di Halloween nello scantinato della cascina di chissà quali contadini avvinazzati. Menomale che si è ricordato di tenere le mani all’interno del presunto nodo (lasco come le cavità della madre del creatore di questo capolavoro), sennò era un casino.

Da ora in poi reggetevi forte perchè è un crescendo continuo. Si comincia col tizio in tutta mimetica dell’esercito e scarpa da ginnastica rubata in palestra che brandisce uno spaventoso pistolone fallico dotato del regolamentare tappo rosso d’ordinanza. Le ginocchiere sono il vero tocco finale: dovrebbero dare l’aria da Delta Force e invece  sottolineano impetosamente le gambine rachitiche del misterioso marmittone che, oltre ad indossare quattro felpe e due giubboti salvagente per riempire la parte superiore, si concede un gigioneggiante cavallo basso in stile West Coast.

La prima immagine tradisce i veri pensieri di Guantini, palesemente imbarazzato per l’ascella pezzata che fa bella mostra di se e che giustifica la bandana dello sgherro.  Anche in questo caso abbiamo prova della grande varietà di espressioni del nostro attorone, un brusco cambio di tendenza rispetto ai capitoli precedenti in cui pareva una orata sul banco della Vucciria.

La prossima pagina richiede una doverosa presentazione. Questo fotoromanzo è popolato da personaggi decisamente surreali, il Commissario Puzzone, la chimica con l’occhio da triglia che spacciava gli stereo per spettrometri di massa e così via. Ma niente, niente può prepararvi a lui: Il Generale Basco Rosso. Un uomo dalla faccia dura e i modi spicci che ingentilisce il proprio carattere con un vezzoso baschetto alla francese rosso acceso, dono di una zia benestante scomparsa prematuramente e mai del tutto dimenticata, che lo fa assomigliare ad un enorme pene arrossato e semovente. Gli occhiali da sole donano mistero e fascino alla figura ma hanno il solo scopo di celare le laGrime del nostro villain quando il ricordo della suddetta Zia lo travolge nelle uggiose sere d’autunno.

E con l’ingresso sulla scena di questo nuova et sfavillante figura si conclude questa prima parte del quinto capitolo, chi è il Generale Basco Rosso? Non gli hanno detto che quest’anno va di moda il giallo? Cosa vuole da Guantini? Con che coraggio di metti una mimetica con le scarpe da ginnastica?

Lo sapremo (forse) nel prossimo capitolo…


Mashup capolavoro?

Novembre 17, 2009

L’ho messo su facebook, su twitter, su ogni forum conosciuto, non potevo non metterlo anche qua.

Cos’è un mashup? E’ una parola alla moda per ridefinire il mix di più fonti sonore diverse, solo che lo chiamo mashup per non perdere il pubblico dei giovani a casa che sennò mi tornano su MTV e l’audience cala.

 

Come dite? E’ solo l’ennesimo sporco trucco per postare qualcosa quando sei a corto di idee? Ma cosa dite!! E’ che sto cominciando a scrivere un libCOFF! COFF! SCUSATE LA TOSSE; so in alleria sto erdendo il segnlzzzbzbzzzzzzz