Ciao, vi ho mai parlato di Avatar?

Novembre 3, 2009

Nota personale: gli ultimi tre post sono dedicati al cinema, trovati qualcosa di meglio da raccontare, testa di cazzo.

Ok possiamo proseguire.

Lo so che per la maggior parte di voi sto dicendo cose già dette e linkando cose già viste, ma ci sono persone la fuori che non sono come voi o come me, persone che non passano la loro giornata su internet nel tentativo di saziare una costante fame puttanate (o presunte tali), persone che quindi non conoscono Avatar.

Di questo film si è detto di tutto e di più: che rivoluzionerà il cinema sci-fi (e District 9 dove lo mettiamo?) e non, che cambierà il modo di concepire e fruire il cinema, che dividerà i pani e i pesci e che abolirà l’ICI.

So però se lo guardate in cinema 3D.

Eh si cari miei, qui sta l’inghippo. Perché anche se a Cameron (di cui vi risparmi la filmografia, se non la conoscete allontanatevi a testa bassa da queste pagine) e al suo genio andrebbe fatto un monumento con le ossa di tutti i registi che fanno film mediocri, il film è concepito per essere visto in 3D, possibilmente in una sala IMAX, quindi benché non veda l’ora di tuffarmi in questa orgia di colori ed azione, sono un po’ dubbioso sull’esperienza visiva di chi sarà costretto a vederselo in un cinema “normale”. E’ un po’ come se  il primo film col sonoro fosse stato proiettato a volume spento, forse sto esagerando ma di sicuro chi non potrà vederlo nelle condizioni migliori non uscirà dal cinema con le stesse sensazioni di chi se lo è goduto in tutta la sua bellezza.

Sicuramente è una scelta coraggiosa, anche perché la storia è abbastanza elementare: un misto fra Pocahontas su un’altro pianeta (gli alieni sono indigeni che vanno scacciati dalle loro terre natie) e Aliens (e relativo immaginario militare fantscientifico tamarro ma credibile), quindi il successo del film è tutto sulle spalle del “sense of wonder” di quello che vedremo sul grande schermo.

Io ci credo, anche perché fortunatamente ho una sala 3D a portata di mano (e Sigourney Weaver è coinvolta nel progetto), ma voi ci andreste a vederlo in una sala di periferia ben sapendo che è come vederlo con un occhio chiuso?

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Invictus

Ottobre 29, 2009

 

In questo blog spesso si parla di film, ogni tanto si parla di rugby ma fino ad ora non è mai successo di parlare delle due cose contemporaneamente.  Anche perchè, siamo sinceri, il rugby, aldilà dei suoi valori positivi e della spettacolarità degli scontri e tutti i soliti discorsi, non è uno sport tanto facile da capire, ergo non è tanto seguito, ergo perché mai Hollywood dovrebbe interessarsene? Hanno a portata di mano enormi negroni in armatura che cozzano tra di loro mentre la palla viene lanciata per decine di yard che vengono seguiti da milioni di spettatori ogni (maledetta) domenica, chi glielo fa fare di mettersi a capire ruck, maul, mischie e up & under? In Italia poi non ne parliamo neppure, o fai qualcosa sul calcio o devi essere matto come Bisio per fare un film che tira nel mezzo il rugby e chiamarlo con l’accattivante nome di “Asini”.

Portare il rugby sul grande schermo è dura, ci vuole qualcuno con occhio particolare, che sappia cogliere il messaggio di questo sport senza banalizzarlo, che sappia trovare la giusta metafora per raccontarlo e che magari sia abbastanza famoso da non far finire subito il film dimenticatoio. E’ una missione difficile, una missione per quel legno torto di Gunny Highway.

Qui ritratto in un momento di relax con i suoi cari

Invictus è tratto dal libro “Ama il tuo nemico, Nelson Mandela e la partita di rugby che ha fatto nascere una nazione. Parla di un Nelson Mandela uscito dal carcere più forte di quando c’era entrato che stravince le elezioni del 1994 e decide di utilizzare la coppa del mondo di rugby del ‘95 come veicolo per entrare nei cuori dei Sud Africani di ogni colore, del suo legame con il capitano della nazionale Sudafricana Francois Pienaar e di una partita, la finale con la Nuova Zelanda, che è rimasta nella storia. Purtroppo all’epoca ancora mi trastullavo con la pallanuoto e non seguivo questo strano sport che ti fa barcollare il venerdì sera e bestemmiare la domenica mattina, ma chi già era stato infettato dal virus del rugby ne parla con la voce rotta e gli occhi lucidi. Il Nuti, psicopatico dalla battuta facile con cui m’accompagno ogni tanto si riguarda ancora la VHS nei momenti in cui ribaltare la gente e correre in moto non basta a rilassarlo.

Nella parte di Mandela ci hanno messo Morgan “negro saggio standard” Freeman che, come il Falco di Corna Vissute, garantisce la qualità,  Pineaar sarà interpretato da Matt Damon che la faccia da ragazzone sudafricano ipertrofico ce l’ha, anche se gli manca l’aria da psicopatico dell’originale,  di quello dietro la cinepresa c’è poco da dire, toccante, poetico, essenziale, scegliete voi l’aggettivo che preferite.

Magari mentre vi guardate il trailer, che già mi fa venire i brividi.

Ah, per la rubrica “Sapevatelo”, il titolo del film è tratto da un omonimo componimento di William Ernest Henley.


Adoro i piani ben riusciti

Ottobre 26, 2009
Se non sai chi sono lanciati contro uno spigolo

Se non sai chi sono lanciati contro uno spigolo

Per adesso devo dire che il cast non mi dispiace, ma da scettico doc credo sarà difficile trovarsi davanti ad una buona storia priva di  scimmiottamenti  e dozzinali strizzate d’occhio.
Mi sta anche venendo il dubbio che l’A-team fosse figo solo perché lo guardavo quando avevo 10 anni… no vero?

Spero ovviamente che nell’intero film non ci sia neanche un morto nonostante le tonnellate di proiettili che spareranno, non resta che aspettare l’11 Giugno 2010.

[via cineblog]


[Post remake] Il test della foto di nudo

Ottobre 20, 2009

http://plymouthliving.files.wordpress.com/2009/10/war-of-the-worlds.jpg?w=393&h=295

http://2.bp.blogspot.com/_7u7fSHum69c/SMaE6Lod5aI/AAAAAAAACDE/JuLI66_LKq4/s400/1.+war-of-the-worlds-20050722055101768.jpg

Tutti i remake hanno un brutto vizio, tecnicamente sono superiori ai loro predecessori ma forse sono meno schietti e sinceri nel contenuto e, sicuramente, non originali.

Per questo motivo un pezzo di questo blog è finito su www.psicolab.net dove, per colpa di un establishment buono solo a censurare e  incapace di accettare il linguaggio di noi gggiovani, ho dovuto ripulirlo dalle oscenità e da una foto di nudo. Ma non vi preoccupate, qua potrete sempre trovare parole oscene in quantità, d’altronde come potrei esternare in modo migliore il mio essere un vero giusto anticonformista della rete?

Finte polemiche a parte il pezzo lo trovate qua.


Per vivere meglio in azienda placca il tuo direttore vendite [aggiornato con video e foto]

Ottobre 18, 2009
Marcelo, il Sottoscritto e il Nuzzi un attimo prima di sapere che non cera lopen bar

Marcelo, il Sottoscritto e il Nuzzi un attimo prima di sapere che non c'era l'open bar

Festival della Creatività, 15 Ottobre, gente che la mattina si era alzata pensando a tutt’altro che placca giocatori di serie A1 di rugby . L’idea può sembrare stramba, ma alla fine neppure troppo, anche perché lo abbiamo già fatto. Prendere gente che il rugby a malapena sa cosa è, impiegati, direttori vendite, agenti di commercio, passanti ignari e  buttateli nel nostro mondo di touche, placcaggi, mischie e… cosa impensabile per chi passa le sue giornata in ufficio, contatto fisico.

All’inizio nessuno pensa di farcela, magari seguono il rugby in televisione ma lo vivono come qualcosa di distante, lontano, come la formula uno. Tutti preferirebbero baciare uno scorpione piuttosto che prendere in mano una palla ovale, poi vengono tirati su in touche, provano una mischia e immancabilmente regrediscono allo stato di ragazzini in un parco giochi, pronti a rotolarsi nel fango e lottare come un branco di cani. E’ bello vedere persone normali prendere confidenza con lo sport, darsi un sacco di botte e tornare in ufficio col sorriso e, magari, accarezzare l’idea di giocare in qualche squadra dilettante. Poi ovvio che se siete donne e arriva un metro e novanta di fascino argentino (che si è trombato mezza firenze, ma io non vi ho detto niente) a chiedervi di dargli un placcaggio, troverete di sicuro ottimi motivi per fare quattro passi nel pianeta rugby, chissà come mai quando io invito la gente a fare le mischie mi guardano tutti come se gli offrissi un gelato di chiodi e vinavil, mah.

La dimostrazione di Giovedì è andata bene, molto bene, meglio di come speravamo. Partendo da una sala vuota, due palloni ed un microfono siamo riusciti a coinvolgere un sacco di gente (soprattutto donne, e tutte che facevano le foto all’argentino Marcelo, continua a non capire perchè) e a trasmettere un po’ del nostro entusiasmo e della nostra voglia di non prendersi mai sul serio, per farvi un’idea ecco qualche foto da flickr o su intoscana.it ed un video che Stefania mi ha linkato nei commenti e che vale più di tutte le parole scritte fino ad ora, un altro video lo potete trovare qua, dal minuto 10:10 in poi.

Se avete o fate parte di una azienda e sentite che è arrivato il momento di spezzare le reni con un placcaggio a quel bastardo dell’ufficio marketing fatevi sentire, i vostri dipendenti (quelli che ne usciranno vivi) vi ringrazieranno.