Con la sola imposizione delle mani

febbraio 3, 2010

Gli operai assediano il Parlamento manco fossero Urukai al Fosso di Helm
La gente fa spallucce dicendo “Eh, c’è crisi” mentre paga a rate il televisore LCD da 50 pollici.

Un vecchio si uccide per la vergogna di esser stato beccato a rubare il pane al supermercato
La gente guarda in alto dicendo “Eh, c’è crisi” per poi scoprire che dal giovedì al sabato i ristoranti son sempre pieni

Le aziende non prendono più extracomunitari, c’è abbondanza di disoccupati italiani che farebbero di tutto per lavorare.
La gente sbuffa dicendo “Eh c’è crisi” e intanto non sa quale scegliere tra il L’HTC HD 2 e l’iPhone.

C’è crisi e poi ti rendi conto che potresti vivere dormendo solo sul materasso ma non senza i tuoi computer o il tuo contratto telefonico.
E il paradosso è che hai pure ragione, perchè il tuo computer può essere una fonte di guadagno, il tuo letto no, a meno di non scegliere professioni più antiche.
Saranno anche colati a piccoli i valori, il denaro e i consumi, ma niente si è svalutato come il senso della parola “superfluo”.

Aumentateci il pane e faremo spallucce, levateci msn e scenderemo in piazza.

Pausa caffè,  momento più alto della vita d’ufficio e arena dialettica tra semisconosciuti da affrontare a colpi di luogo comune.

L’attualità non lesina spunti di discussione, all’ordine del giorno ci sono terremoti, goleade calcistiche, gossip televisivo, politica ma noi no, siamo ben oltre, la nostra coscienza ci impedisce di chiudere gli occhi di fronte allo scandalo del caro-massaggi.
Quello che vogliamo denunciare oggi è la sporca lobby dei centri estetici, che  ormai da anni gonfia il prezzo dei massaggi, beni di lusso che in Thailandia vengono fatti meglio e ad un prezzo inferiore, un po’ come il sesso mercenario e le borse di Gucci (che però non prevedono la sega finale).

“Ci vorrebbe uno sciopero! – tuona il collega – niente massaggi per mesi, poi lo vedi come abbassano la cresta!” Il viso serio ed il tono da “la gente è stufa” starebbero da Dio in un sondaggio de “La Padania” sui rumeni.  Abbozzo un timido “Va beh alla fine nessuno ti obbliga a…” che si perde nel tono sdegnato dell’altra collega “SI PER DUE PIETRE CALDE SULLA SCHIENA POI! CAPIRAI, CI RIESCO PURE IO!”.

Ah beh se volete giocate alla guerra di puttanate, giochiamo.
Butto li un “Che poi prendono più di una seduta dal fisioterapista…”

“GIUSTO!” tuonano in coro

“E - rincaro - vorrei proprio vedere i titoli di studio e le credenziali…”

“ESATTO!! Ci vorrebbe la laurea!!” Gli occhi sbarrati, il pugno chiuso, siamo ad un passo dalle torce e i forconi, nella mia testa centinaia di estetiste morte ingombrano le strade con i loro corpi abbronzati e le unghie perfette, mentre la lotta a colpi di lacca e accendini infuria su barricate fatte con i lettini solarium quando…

“Che poi un mio amico, che è pranoterapeuta, prende solo 25 euro a seduta!”
Le teste delle colleghe approvano silenziose.

La persona che ha detto questo non è un ingegnere laureato eh?

No aspetta, controlliamo meglio, è un ingegnere laureato.

Incasso il colpo con signorilità, solo lievi movimenti delle sopracciglia tradiscono la mia voglia scoppiare a ridere come un pazzo ma, non pago, il mio collega insiste.

“Si oltretutto ha fatto anni di corso, di master, di specializzazione… e chiede molto meno”.

Eh no cazzo, questo è giocare sporco, ed i western mi hanno insegnato che quando qualcuno bara, devi rovesciare il tavolo e cominciare a sparare.

“Fermi tutti… ma voi nel 2010 credete alla pranoterapia? Seriamente?”

“Dai qualcosa c’è.. fanno degli studi..”

“Mah si, insomma, può essere…”

“Beh certo perché no, se si può credere a quelle punture cinesi”

“Intendi l’agopuntura? Beh quella ha un fondamento scientifico”

“Vabeh quelle, comunque mio zio era così, aveva le mani caldissime, una volta a danza mi ero fatta uno strappo bello grosso…”

“Fermati, mi stai dicendo che ti ha curato uno strappo con il calore delle mani”

“Si insomma dai uno stiramento”

“Sicura?”

“Una contrattura…”

“Ah ecco”

“Si insomma, quella, mi faceva malissimo la coscia, lui ci ha appoggiato le mani e dopo qualche minuto il muscolo era bello morbido!”

“Il muscolo di tuo zio invece mi sa che è rimasto bello duro”

“Se il solito antipatico”

“Altro caffè?”


Il Quarto Tipo

febbraio 2, 2010

Cazzari.

Come cantava Franki Hi-nrg “Sono intorno a noi., in mezzo a noi, in  molti casi siamo noi”, bugiardi seriali che elevano la cazzata da banale strumento per pararsi il culo a strumento di socializzazione vero e proprio.

Corso di paracadutismo, viaggi, risse, donne, hanno fatto tutto, hanno provato tutto e possono dire la loro su tutto, basta che non chiediate delle prove concrete.  Ricordo ancora i primi giorni dell’Estate del 1996, niente sms, niente facebook, la playstation era uscita da un anno e costava più della ps3 adesso, un mio amico cerco di convincermi per due mesi che aveva scopato con la fantomatica “amica del mare” (un vecchio classico), e pretendeva che ci credessi portando come prova la foto di una tizia in costume e perchè “era tutto vero”.

Il Quarto Tipo si comporta sostanzialmente come il mio amico di tanti anni fa, prende un vecchio classico, i rapimenti alieni in un paesino dell’Alaska, e ci mette Milla Jovovich con la faccia seria che ti dice “è tutto vero, lo giuro, mi morisse il cane” sperando che tu le creda e ti spaventi

per dei falsi filmati amatoriali

in cui la gente urla sul divano.

Scusascusascusa! Prometto che la prossima volta mi levo l’apparecchio!

Ma tra psicologhe intervistate dal sosia di Shaquile O’Neal, alieni che parlano sumero e urli telefonatissimi, la cosa che lascia più sconcertati e il montaggio: per dare verosimiglianza al “mockumentary” (non guardatemi così, è il nome con cui vengono identificati i finti documentari) la maggior parte delle scene sono visualizzate con lo schermo diviso a metà, da una parte c’è il film e dall’altra la presunta scena “vera”. Quindi se il tizio apre gli occhi spaventato nel documentario, la stessa cosa fa l’attore nel film, se uno urla anche l’altro urla, e così via.

E a me cosa me ne dovrebbe fregare del fatto che siete così bravi da girare la stessa scena con due attori diversi?

Il film galleggia tra il brutto e il noioso per un paio d’ore finchè il regista non si rende conto che la gente non c’è cascata e allora abbozza un finalino triste che non chiude niente, forse perché non c’era niente da chiudere.
Fallimento su tutta la linea dunque, sia come finto documentario, visto che il “patto narrativo” con lo spettatore viene scombinato da queste scene in contemporanea ed il messaggio di verosimiglianza viene ripetuto così tanto da stuccare, sia come horror, e bisogna mettersi veramente d’impegno per non spaventare uno come me, che ancora porta nell’anima i segni del lupo della storia infinita.

La Jovovich però è sempre un bel vedere


Non voglio l’iPad (e vi prego di non insistere nel volermelo regalare)

gennaio 28, 2010

Mercoledì sera, ore 22.

La schiena fa male, le gambe mi reggono a malapena e un braccio non si alza oltre il petto, direi che per un allenamento standard può bastare.
Butto la borsa per terra, saluto i miei e mangio qualcosa prima di buttarmi sul letto.

Eppure c’era qualcosa che dovevo vedere… mah

Ah si devo cominciare la soluzione di Mass Effect 2! (che detto tra noi rischia di vincere il GOTY 2010 già a Gennaio).

Boh… eppure c’era qualcos’altro…

Vado al mac, apro safari e…

SBAM! IPAD!


Dopo essermi rialzato da terra e aver preso due diazepam al volo ho cominciato, come tutti voi,  a informarmi sul nuovo giocattolo apple mentre sperimentavo un’erezione informatica che non provavo… beh a dire il vero è la stessa che provo ogni volta che esce un gadget che voglio, quindi ogni 5 minuti.

Ora, dopo essermi cambiato varie volte le mutande e aver smesso di comportami come una quindicenne che guarda foto di Robert Pattison, cerchiamo di analizzare la cosa con un minimo di freddezza.

Ma anche no, alla fine se volete la fredda cronaca andate a leggervi una delle analisi fatte con lo stampino che potete trovare in giro per il web. Un prodotto che fa una pernacchia ai geek per conquistare le casalinghe, il defibrillatore del settore editoriale, l’iPhone grasso e così via…

Il fatto è che io adesso sono in crisi. Di solito i feticci nerd si distinguono in due categorie: quelli che ti puoi comprare e quelli che non ti puoi permettere, no c’è spazio per ripensamenti e valutazioni. Ma da quando ieri è stato annunciato il l’ipad sono entrato in una pesantissima crisi bipolare, un secondo prima per averne uno porterei a Jobs 20 cuori di bambini appena nati, se servisse,  il secondo dopo lo guardo con sufficienza, poi lo odio, poi mi riguardo il video di presentazione salivando come un terranova, poi penso che, se proprio sono incuriosito dagli ebook, faccio meglio a comprarmi un Kindle che costa meno e ci si legge meglio. L’unica cosa di cui sono certo è che è bellissimo.

Però mi rendo conto che non mi serve veramente a un cazzo.

Sono uno dei tanti talebani apple che si sentono traditi da Steve Jobs, che dopo averci coccolato per anni col think different se ne va verso il mercato globale tenendo le scarpe in mano e vestendosi sul pianerottolo. Ma la colpa è nostra, ci siamo illusi che fosse amore e invece eravamo solo una di quelle relazioni scacciacrisi (finanziaria) che si hanno prima di incontrare il grande amore.

Perchè Jobs gli smanettoni non li ha mai visti di buon occhio, questa è la verità. Adora i geek e  gli appassionati di feticci tecnologici e i forti utilizzatori di tecnologia, quelli che spendono e dicono sempre si, ma tutti quei personaggi che passano le giornate a craccare, smontare, rimontare (e sopratutto scaricare illegalmente) sono visti come i cugini ubriaconi e imbarazzanti da tenere lontani durante le feste (in cui tutti indossano rigorosamente magliette nere a collo alto). Questa tendenza si è andata via via rafforzando sempre di più fino ad arrivare all’iphone (prodotto tecnologico di massa in teoria blindatissimo) e quindi  all’iPad, che taglia fuori tutti coloro che un pc ce l’hanno già e che punta a diventare un lettore di contenuti multimediali facile da usare, perfetto per la “facebook generation”, un tipo di utente ancora poco diffuso tra di noi, un misto tra la casalinga di voghera ed il managerino rampante. Ecco forse l’utente adatto potrebbe essere il tizio che qualche tempo fa venne a chiedermi consigli su come salvare un macbook pro da un gavettone di vodka, ecco con chi mi tradisce Steve Jobs.

Le stesse persone che se gli dici di prende in mano il pad dell’xbox lo tengono come fossero un paio di mutande usate e poi passano le serate su wiisport.

Ecco se vogliamo trovare un paragone adatto, l’iPad è sulla stessa linea di pensiero della Wii, ovvero “ci siamo rotti il cazzo di voi consumatori evoluti”.

Anni e anni di Windows ci hanno reso come i reduci di guerra che conoscono solo il dolore. Ci siamo dimenticati che usare un pc è dannatamente complesso e se nel vostro gruppo di persone siete “quelli che ne sanno di computer” capite benissimo quello che sto dicendo. Conflitti, formattazioni, driver, cartelle file nascosti, schermi blu e mille altri cazzi che VOI dovete risolvergli per cosa? Per chattare su messanger e scrivere su facebook del nuovo taglio di capelli. Immaginate di eliminare tutti questi problemi e forse vi troverete a distribuire iPad a tutti i vostri amici.
Apple sa meglio di voi che la fuori ci sono tante persone che non hanno dentro tutte quelle nozioni che io e voi diamo per scontate (se non ci credete provate ad insegnare a vostra nonna come usare il pc), persone che non sanno, che non hanno tempo ne voglia di imparare a configurare una lan wirelles,  ma che almeno un dito sullo schermo lo sanno mettere. Persone che non sanno cos’è un torrent, cos’è emule e che sono dispostissime a pagare una piccola somma per fruire di un contenuto che noi altri ci scaricheremmo sghignazzando.

Loro sono il futuro, e noi che per anni abbiamo aperto la strada non possiamo lamentarci se qualcuno ci ha seguito.

Quindi si, è giusto non volere l’iPad, è giusto perchè non è fatto per noi, no no no, compratevelo voi tecnolesi.

Forse, se continuo a ripetermi questa puttanata per qualche mese, riesco a ritardare l’acquisto fino alla fine dell’anno.


Avatar, ovvero come imparai a non preoccuparmi dei deja-vu e ad amare il 3d.

gennaio 21, 2010

Il sesso è sempre sesso, potrai avere mille varianti, ma quello è (anche la pizza è così, ora che ci penso), l’importante è che fili bene che tu lo faccia con la persona giusta, possibilmente molto bella da vedere.

Beh, se i film fossero donne Avatar sarebbe la dannata tigre del ribaltabile.

Scrivo queste righe con i sensi che si fumano una sigaretta dopo due ore e mezza di orgia sensoriale mentre la Rossa salta sul divano come una bimba ripetendo “Quando andiamo a vivere su Pandora? Quando andiamo a vivere su Pandora?”.
Ed è proprio questo il piacevole effetto collaterale di questo film: se visto con cuore leggero e spirito libero ti fa tornare bambino come una nevicata improvvisa. Meglio quindi scrivere di getto invece che lasciar depositare le emozioni.

I giorni che hanno preceduto la visione del film mi hanno ricordato quelli di  un sedicenne in piena esplosione ormonale, tutti di parlano di questa cosa affascinante e misteriosa chiamata Avatar sesso e tu sei li che aspetti impaziente il giorno in cui arriverà il tuo turno divorando filmati dietro le quinte porno .
Poi arrivi li ed è bello, divertente e ne vorresti ancora. Certo, ti rendi conto che Cameron non ha inventato assolutamente niente a livello di trama e personaggi (copiando anche da se stesso) però se ci guardiamo alle spalle tutto quello che potevamo dire l’abbiamo detto centinaia di anni fa, quindi, per quanto mi riguarda, valgono le stesse considerazioni fatte per Gran Torino. Quando il COME è così ben fatto, basta che il COSA si dedichi al minimo sindacale di non lasciarmi buchi nelle trama o situazioni senza senso (che a ben vedere non è neppure poco) così che io possa godermi lo spettacolo senza dovermi incazzare perché devo provvedere da solo a riempire la sceneggiatura.
Amore, morte, peccato e redenzione, “di quel che c’è non manca niente” come si dice dalle mie parti.

Sembra Pocahontas? Sticazzi, in Pocahontas gli elicotteri grossi come una portaerei non ci sono, tantomeno mech che brandiscono fucili grossi come uomini e catene di montagne sospese a mezz’aria da esplorare sparati a velocità folle su un rettile volante, quindi mi tengo stretto Avatar e tutte i suoi rimandi alle religioni animiste, al mito del buon selvaggio, ai colonizzatori cattivi, ai marines stupidi e guerrafondai, alle multinazionali senza scrupoli, ai videogiochi e così via.

Non sto neppure ad ipotizzare le innovazioni tecniche e le possibilità future della tecnologia utilizzata da Cameron, certo non mi stupirei se presto un attore si beccherà un oscar per aver interpretato un personaggio fittizio.


Ne ordino subito una cassa

gennaio 19, 2010

la Sarcasm, Inc., ha inventato il SarcMarc, una sorta di punto esclamativo a forma di chiocciola che invece che esclamare sottolinea appunto che la frase è sarcastica. Evitando, nell’era della comunicazione immediata e frenetica, figure imbarazzanti e fraintendimenti.

L’internet, nella sua incredibile bontà, viene incontro ai meno dotati fornendoli degli strumenti necessari a capire il contesto di quello che gli viene detto, dopo però non avete più scuse eh?