Videogame top five
Partiamo dal presupposto che detesto le classifiche e evito di rispondere a domande tipo “devi andare su un’isola deserta e puoi portare solo n libri/film/giochi/cibi, cosa porti?”, ma d’altronde se il buon Rrobe mi passa la palla educazione vuole che si stia al gioco, quindi ecco i 5 videogiochi che hanno dato un senso alla mia vita, non sono ovviamente i migliori videgiochi del mondo e neppure i miei migliori videogiochi, ma solo quelli che mi porto dentro da quando mi padre mi mise davanti all’Atari 2600 a 2 anni (piangevo molto).
North & South

Giocabilità allo stato puro, lo imparavi in un attimo lo padroneggiavi dopo mesi, può rompere più amicizie di una donna ed è altrettanto divertente, ti dava l’impressione di poter fare tutto e univa visione strategica con rapidità di esecuzione. Indimenticabile.
Dark Forces

Non il primo gioco basato su Star Wars e forse neppure il migliore, ma quando sentivi il blaster cantare e un ufficiale urlarti “STOP REBEL SCUM!” sapevi di essere nel posto giusto al momento giusto, uno dei miei primi brividi con il PC, un pompatissimo 486.
Super Mario Land

Mario, giocabile ovunque, basterebbe questo dare un’idea della portata di questo gioco, vera punta di diamente di quel capolavoro di console che era il Game Boy, un bambino con una sufficiente trance agonistica poteva finirlo in un pomeriggio estivo senza morire praticamente mai (solo nel maledetto mondo acquatico).
Resident Evil

Molti giochi al mondo sono in grado di fare paura, ma il primo corridoio con i cani zombie che balzano dalle finestre è tutt’ora l’incubo peggiore di ogni giocatore. Un grand esempio di “necessità virtù”: i tempi di caricamento tra una stanza e l’altra venivano sublimati in una porta che si apriva cigolando verso il buio… magistrale.
Monkey Island

Andrebbe giocato una volta all’anno, per tutta la vita.









