Frustrazione e videogiochi

broken-keyboard

Da quando gioco a Ninja Gaiden 2 è si è fatta rivedere una vecchia amica che non frequentavo da un po’ di tempo: la frustrazione indotta da videogioco.

Cè un pezzo sull’ultimo numero di Gamepro (dove tra le altre cose trovate le mie prime traduzioni) riguardante i boss di fine livello: come deve essere il boss perfetto, quali sono i peggiori, quali i più belli ecc ecc.. il pezzo viene introdotto descrivendo i  tre modi principali in cui i giocatori sfogano la frustrazione generata dall’ennesima sconfitta o da meccaniche di gioco noiose e assurde e, sono sicuro, che se avete preso un pad in mano almeno una volta nella vita anche voi avete sperimentato il pugno della furia(colpire la prima superficie disponibile mentre si urla), il lancio del pad(si spiega da solo) o il pugile contrariato(alzarsi in piedi con gli occhi a pazzo e tremando di rabbia). 

Il pezzo ovviamente poi prosegue per la sua strada, ma anni di esperienza mi suggeriscono che di modi per sfogarsi ne esistono veramente tanti, vediamoli: 

L’urlo dell’odio: Esprime la frustrazione per la propria stupidità o lentezza più che per le colpe del computer, spesso si concatena con altre forme di sfogo, tipo il pugno della furia, ma può presentarsi anche da solo, la durata è variabile (dipende quanto ci mette chi vi sta vicino ad dirvi di piantarla con quei giochini) spesso parte a volume basso per crescere di volume col passare del tempo, via via che la situazione sullo schermo peggiora.

La resettata punitrice: la situazione è questa: novantesimo minuto, state pareggiando l’ultima partita della master league di Pro Evolution, il risultato vi permette di vincere lo scudetto ma siete incappati in una di quelle partite che il computer ha deciso di farvi perdere. Vi hanno parato tiri imparabili, ogni vostro fallo è un cartellino mentre i vostri uomini vengono falciati e nessuno dice niente.
Scatta il 90, appare il recupero: 5 minuti, il computer tiene palla per 10 minuti e l’arbitro sembra aver perso il fischietto, riuscite a strappare palla, fate partire un contropiede, tirate, la palla va sul palo, poi un vostro uomo viene buttato a terra, il difensore si alza per primo e spazza la palla, la prendere l’attaccante avversario che dopo 10 rimpalli fortunati fa gol con un tiro che batte sulla traversa e poi sulla schiena del vostro portiere.

Nella mente potete quasi sentire i circuiti del computer che ridono di voi.

Il vostro dito preme il tasto reset con l’apparente freddezza del boia, dentro di voi si scatena una pioggia di moccoli silenziosi, perchè non volete dare a quel maledetto ammasso di silicio la soddisfazione di vedervi impazzire.

La bestemmia secca: E’ il pugno della furia fatto verbo, una semplice e diretta vendetta contro chi ha appena permesso all’ennesimo camper di merda di spararvi alle spalle. Che poi ve la prendiate col Dio dei Videogiochi o con altre divinità, son fatti vostri.

La bestemmia lunga e sibilata: Perfetta per esprimere il disappunto per mille piccole frustrazioni che si accumulano una sull’altra, troppo piccolo per meritare una singola bestemmia secca ma anche troppe per essere ignorate. Tipo la ventesima volta che perdete palla, rimanere bloccati dietro una copertura con troppi nemici e pochi proiettili, i secondi di un match di CTF che scorrono…

Ma la peggiore di tutte, quella che vi fa capire che non sono solo videogiochi, è lo sfogo collaterale, ovvero il sottile è perverso piacere di rispondere male a qualcuno per un torto subito in un videgioco.

Perchè non esistono real life, second life e game life, le distinzioni son per i perdenti, e se la gente non sa che quando hai una sessione di multiplay deve starti alla larga… cazzi sua.

 

 

 

Una Risposta a “Frustrazione e videogiochi”

  1. Mario Morandi Dice:

    Ah ah, finalmente trovo un gran bel blog. Fantastico post! :D

Lascia un commento