Che il mondo dell’editoria fosse strano non lo scopro certo adesso, il “giornalista” (nel senso più ampio del termine) medio e alle prime esperienze ci mette trenta secondi netti a capire che alcune persone non si facciano il minimo scrupolo a chiederti la luna in cambio di un pugno di mosche, e devi pure ringraziare. E’ un problema endemico del settore editoriale italiano, di soldi ne girano, e ne sono sempre girati, pochi quindi che cerca qualche penna deve saper essere un buon “imbonitore” e convincere chi scrive che la visibilità ed il prestigio dati dall’essere pubblicati ripagano di ogni sforzo.
E’ un concetto un po’ assurdo, la cassiera della Coop non accetta i buoni prestigio come pagamento, fidatevi, c’ho provato una volta e hanno chiamato la sicurezza.
Questa situazione ovviamente non è solo colpa di chi offre il lavoro ma anche di chi lo accetta, un po’ come con la prostituzione. Perchè se io mi son fatto dieci anni di esperienza e chiedo dei soldi per il mio lavoro, alle spalle ho una schiera infinita di zombie disposti a tutto pur di esser pubblicati “perchè intanto faccio esperienza, poi quando son diventato bravo mi pagheranno!”.

Un professionista dell'informazione all'arrivo del primo stipendio
Cazzate, se fai esperienza diventi più bravo ma ci vorranno anni e grosse botte di culo per vedere qualche soldo.
Tutta questa premessa è fatta solo per raccontarvi una cosa che mi è successa ieri e che mi ha lasciato sinceramente molto perplesso.
Chi legge abitualmente queste pagine sa dove scrivo e con chi collaboro, quindi eviterò i nomi a voi per evitare le beghe a me e perchè sono un gran signore che vi va in culo (e porta 6). Diciamo che c’è la testata X e la testata Y, entrambe con un discreto prestigio nel loro settore.
Collaboro da qualche mese con la testata X, le cose sembrano andare tranquillamente, di soldi ovviamente ancora non se ne parla ma la prendo come una necessaria “gavetta” che mi porta via poco tempo e che mi fa fare un po’ di esercizio di scrittura, in fondo nessuno ti assume se prima non ti testa qualche mese.
3 mesi dopo, verso fine Dicembre, inizio a collaborare con Y, c’è tanto da fare, le cose vanno bene e mi diverto, anche li per adesso non si vedono soldi ma la cifra ipotetica è superiore ad X (sempre cifre irrisorie eh? ma è bene dirlo).
L’altro ieri, visto che dalla testata X non arrivavano più notizie, mando una mail per sapere se sono ancora vivi. La risposta mi fa bollire il sangue (e lanciare anche diversi moccoli): la mia collaborazione con X è da considerarsi conclusa non per la qualità dei miei pezzi ma perchè collaboro con Y.
Per cinque minuti guardo lo schermo con questa faccia qua:

poi con calma vado a cercare il mio contratto con X, non trovandolo.
Sapete perchè non lo trovo?
Perchè io non ho firmato un cazzo con nessuno, nessun contratto di esclusiva, nessun apprendistato, NIENTE DI NIENTE, ed è la norma per qualunque collaborazione che inizi in maniera informale.
Segue un fitto, ma infruttuoso scambio di mail in cui faccio notare la cosa, ma l’email non è lo strumento adatto per queste cose visto che i toni vengono facilmente fraintesi ed ogni risposta che mi arriva non fa altro che tramutarmi in un gorilla incazzato, meglio un chiarimento telefonico.
Nel frattempo il capo di Y se la ride sotto i baffi sottolineando che per lui posso scrivere per chi cazzo mi pare finchè non ho un contratto con loro.
Chiamo il boss di X al telefono e mi preparo mentalmente per quella che sarà sicuramente una chiamata a base di insulti, ripromettendomi però di comportarmi con “calma, dignità e classe”.
Fortunatamente riusciamo a parlare per 10 minuti senza mandarci in culo, ma il risultato non cambia, secondo lui era IMPLICITO che la mia collaborazione avesse carattere esclusivo dato che la sua è una realtà seria, comunque non c’è problema e disposto a riprendermi tra le sue fila se tronco con Y.
Questo non fa diminuire la mia perplessità di un millimetro e la trovo una gran cazzata, ma se queste sono le condizioni non mi resta che decidere.
Ma prima di immaginarmi roso dai dubbi sappiate che nel resto della telefonata mi viene detto che X non naviga in ottime acque, che soldi non ce ne sono e che per chi sa quanto tempo dovrei lavorare “pro bono”, ripagato dal prestigio di potermi fare un curriculum all’interno di una realtà di alto livello.
Eh no cazzo, questi son discorsi che potevo accettare qualche anno fa, ora mi son rotto i coglioni di ricominciare ogni volta da capo, senza contare che Y è una realtà dalla visibilità superiore, che non mi vincola in nessuno modo e paga pure.
Capirete bene quindi che grossi dubbi sulla mia scelta non ce ne sono ma rimane comunque una enorme perplessità. Capisco la concorrenza, capisco i dissapori che ci possono essere fra due realtà editoriali e capisco il bisogno di serietà, ma venire a chiedere l’esclusiva (precludendo quindi tutta una serie di ulteriori possibilità di crescita) e dare in cambio una bella sega di niente se non i soliti miraggi di “visibilità” è sinceramente assurdo per un gruppo che si proclama serio e professionale.
Dalle mie parti si dice “Mi sembri quello che mi cacò sull’uscio e poi la rivoleva”.










IL POPOLO VUOLE I NOMI (anche in pm)
Ora sai per quale motivo X non naviga in buone acque e Y si. Mandali in culo.
Crea un’altra identità e scrivi per tutti e due!!
Che genio che sono!
Che geniooo!!
non avrebbe senso, mi son rotto un po’ le palle di lavorare per la gloria.
“Crea un’altra identità e scrivi per tutti e due!!
Che genio che sono!
Che geniooo!”
mio fratello lo ha fatto.
giuro. Ma il suo è un ambito lavorativo in cui qualcosa del genere è possibile.
Lavora come Netrunner sia per la Militech che per L’Arasaka?
[...] [...]
[...] ricordate quando tempo fa sono stato trattato peggio di un bambino birmano che cuce palloni da calcio da persone che [...]
Adesso, chiarito che X = Game Pro, possiamo sapere a cosa equivale Y?
così a naso, Eurogamer
IL POPOLO VUOLE NAOMI…
[...] se lo seguite da parecchio tempo sapete anche che questo comporta il venire a contatto con gentaglia di vario genere che pur venendo sputtanata riesce, molto italicamente, a lavorare col sorrisone durbans stampato [...]