
In questo blog spesso si parla di film, ogni tanto si parla di rugby ma fino ad ora non è mai successo di parlare delle due cose contemporaneamente. Anche perchè, siamo sinceri, il rugby, aldilà dei suoi valori positivi e della spettacolarità degli scontri e tutti i soliti discorsi, non è uno sport tanto facile da capire, ergo non è tanto seguito, ergo perché mai Hollywood dovrebbe interessarsene? Hanno a portata di mano enormi negroni in armatura che cozzano tra di loro mentre la palla viene lanciata per decine di yard che vengono seguiti da milioni di spettatori ogni (maledetta) domenica, chi glielo fa fare di mettersi a capire ruck, maul, mischie e up & under? In Italia poi non ne parliamo neppure, o fai qualcosa sul calcio o devi essere matto come Bisio per fare un film che tira nel mezzo il rugby e chiamarlo con l’accattivante nome di “Asini”.
Portare il rugby sul grande schermo è dura, ci vuole qualcuno con occhio particolare, che sappia cogliere il messaggio di questo sport senza banalizzarlo, che sappia trovare la giusta metafora per raccontarlo e che magari sia abbastanza famoso da non far finire subito il film dimenticatoio. E’ una missione difficile, una missione per quel legno torto di Gunny Highway.

Qui ritratto in un momento di relax con i suoi cari
Invictus è tratto dal libro “Ama il tuo nemico, Nelson Mandela e la partita di rugby che ha fatto nascere una nazione“. Parla di un Nelson Mandela uscito dal carcere più forte di quando c’era entrato che stravince le elezioni del 1994 e decide di utilizzare la coppa del mondo di rugby del ‘95 come veicolo per entrare nei cuori dei Sud Africani di ogni colore, del suo legame con il capitano della nazionale Sudafricana Francois Pienaar e di una partita, la finale con la Nuova Zelanda, che è rimasta nella storia. Purtroppo all’epoca ancora mi trastullavo con la pallanuoto e non seguivo questo strano sport che ti fa barcollare il venerdì sera e bestemmiare la domenica mattina, ma chi già era stato infettato dal virus del rugby ne parla con la voce rotta e gli occhi lucidi. Il Nuti, psicopatico dalla battuta facile con cui m’accompagno ogni tanto si riguarda ancora la VHS nei momenti in cui ribaltare la gente e correre in moto non basta a rilassarlo.
Nella parte di Mandela ci hanno messo Morgan “negro saggio standard” Freeman che, come il Falco di Corna Vissute, garantisce la qualità, Pineaar sarà interpretato da Matt Damon che la faccia da ragazzone sudafricano ipertrofico ce l’ha, anche se gli manca l’aria da psicopatico dell’originale, di quello dietro la cinepresa c’è poco da dire, toccante, poetico, essenziale, scegliete voi l’aggettivo che preferite.
Magari mentre vi guardate il trailer, che già mi fa venire i brividi.
Ah, per la rubrica “Sapevatelo”, il titolo del film è tratto da un omonimo componimento di William Ernest Henley.
Pubblicato da loffio 
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