La prima volta non si scorda mai.

28 giugno 2010

qualcuno pensi ai bambini!

Dopo molti piazzamenti onorevoli, finalmente abbiamo vinto una tappa del campionato beach rugby e non siamo più la squadra simpatica e fracassona che arriva sempre terza. Il resoconto in due parti (per adesso è su solo la prima ma entro poco arriverà la seconda) lo trovate, come sempre, su www.molestaquindicina.it blog in cui la qualità del layout inversamente proprozionale a quella dei contenuti.

Ma immagino che state ancora ridendo per la foto, quindi la chiudo qua.


L’abito non farà il monaco, ma fa comunque schifo. (Resoconto Pitti Immagine 2)

23 giugno 2010

Clicca per ridere di più

“Ok now you are a fine italian rugby gentleman” dice il capoccia dello stand dando gli ultimi ritocchi alla cravatta.

“Yes I can see that…”

“Ok now you and you friends keep going around playing and talking with people, the important thing is that people notices you

“Ah non ti preoccupare le risate isteriche attirano sempre un sacco di gente”

“What?

“I mean, sure!”

Fino a qualche giorno fa pensavo che il mondo della moda fosse composto solo da persone vuote come fusti di birra dopo l’Oktoberfest, gente priva di veri problemi e della benché minima formazione di qualunque tipo, che si era trovata con molti soldi e molto tempo a disposizione e aveva pensato bene di autoproclamarsi esperta di come si sarebbe dovuta vestire la gente.

Quanto mi sbagliavo.

La verità è che son tutte persone che si sono ritrovate per necessità un lavoro che comporta spesso il vestirsi con abiti che sono la trasposizione  in stoffa della sindrome di Tourette, anfibi slacciati e sporchi di fango accostati a pantaloni di latex viola, giacche di paillette su pantaloncini di velluto, reggiseni indossati sopra salopette di jeans che finiscono in scarpe fatte di graffette da disegno, oppure stili alla “non me ne frega un cazzo della vostra moda di merda” che costringono il poveraccio di turno a vestire come un Gesù Cristo escursionista con camicione grunge, pantaloni da carrista russo con le macchie d’unto e sandalo alla francescana.

E’ un mondo che vive sul filo del rasoio, nel continuo terrore che qualcuno si metta in piedi su una scatola di frutta e urli “MA COME CAZZO ANDIAMO IN GIRO???”

Reprimere il senso del ridicolo, soffocare le risate, uscire ogni giorno di casa come se fosse l’ultimo di carnevale, crederci, parlarne come fosse una cosa seria, son tutte cose che richiedono anni e anni di addestramento durissimo ( anche se ho scoperto che ci sono tribù di stilisti che rimuovono il senso della vergogna piantando il tacco di una Manolo Blahnik nell’amigdala, certo dopo il soggetto tende a sbavare quando è soprappensiero e non sa più distinguere uno spettacolo del Bagaglino da uno di George Carlin, ma son dettagli), ovviamente ricompensato da una barca di soldi, un po’ come fare il medico, anni di sacrifici per un ricco conto in banca.  Da fuori sembra tutto rum & cocaina ma, credetemi, per andare in giro otto ore sotto il sole come un questa:

Ammirate "la giacchetta" in tutta la sua gloria

una giacchetta di felpa di due taglie più piccola con un bottone che rischia di trasformarsi in una railgun ad ogni respiro, e non trasformarsi in cocktail di sudore e ridicolo, ci vuole tutta la forza di volontà del mondo (oppure in 4 giorni vi danno più soldi di un operaio della Fiat), devi esagerare, portarla come se fosse normale vestirsi come il protagonista del remake di “Big” e guardare con disprezzo tutti quelli che esprimono un parere che non sia un complimento.

E proprio non capisco come mai non me l’abbiano regalata alla fine della fiera, non penseranno mica di venderne qualcuna?

Quindi, una volta messo a tacere il senso del ridicolo, tutto è andato via per il meglio, il segreto di queste manifestazioni è individuare subito gli stand migliori per sopravvivere col minimo sforzo. Quindi la mattina ti vai a prendere il cornetto caldo mentre leggi il giornale allo stand della Gazzetta, nel pomeriggio scrocchi granite al tamarindo da quello di Joe Rivetto, ti riposi un attimo in quei divanetti al fresco dove non passa nessuno del tuo stand, corrompi la tua standista che sta col tizio che lavora alla Guru perché ti faccia entrare a mangiare il sushi e in un batter d’occhio è già l’ora di tornare tra la gente vestita normalmente.

E questo è quanto ho da dire sull’argomento, perché aldilà dei vestiti, del gergo ridicolo e dei culi inguainati negli short, la gente che bazzica questi posti è esattamente noiosa, divertente, simpatica e ridicola come tutto il resto della marmaglia che si muove sulla terra, a passeggiarci nel mezzo otto ore succedono meno cose che stando otto ore alla finestra.

A parte una signora che ha scambiato una mini palla da rugby per una palla da baseball, quella era veramente stupida.
O non ho capito un cazzo io e lei ha inventato lo sport del futuro?


Schizzetti qua e la

22 giugno 2010

Mentre preparo la seconda parte del resoconto su Pitti, ecco un paio di cose per tenervi impegnati.

Se non le avete già lette, qua trovate le due parti del resoconto sulla tappa di Beach Rugby a Lido di Spina (anche se è un po’ autoreferenziale e probabilmente ci capirete poco), se invece vi garbano i giochini che fanno diventare violenti c’è l’anteprima di Portal 2 su Eurogamer.


Se il re è nudo, vuol dire che qualcuno ha troppi vestiti indosso (Resoconto Pitti Immagine 1)

17 giugno 2010

E quel qualcuno sono io.

“Tranquilli è una collezione primaverile di una marca francese, sarete vestiti leggeri”. Ho addosso un paio di pantaloni che mi fanno sembrare un bimbo dei centri estivi, di quelli che le maestre guardano sorridendo mentre dicono “Lorenzo beh.. Lorenzo poverino è tanto bravo, ma non ce la fa”, i calzettoni bianchi alti fino al ginocchio ed le scarpe bianche da tennis. Sopra ho una camicia, una cravatta ed una maglia simil-rugby di cotone spesso.

E il colletto tirato su, mi raccomando, sia mai non si passi per coglioni.

Avete 5 minuti per trovare la dignità in questa foto

Collezione primaverile una bella sega, io non so che primavere hanno in Francia, ma dev’essere durissima passarle senza finire sbranati da un orso polare mentre passeggi per gli Champ Elysees.

Qua invece un temporale estivo ha appena chiuso i rubinetti, cazzo.

I temporali estivi sono le rockstar della meteorologia, arrivano, spaccano tutto, svuotano il frigobar e poi ti lasciano li a pagare il conto di un’umidità del 90% quanto torna il sole.

Questo Pitti sarà durissimo.

E qui direi che è arrivato il momento di spiegarvi cos’è il Pitti Immagine:
diciamo che due volte all’anno Firenze si ricorda di essere qualcosa più di una vecchia signora che vende le foto di quando era giovane, e organizza un carrozzone di moda e tendenze che racchiude perfettamente due caratteristiche tipiche del fiorentino medio: spocchia fuori scala e rozzezza bottegaia

Sono i giorni in cui dio rovescia su Firenze un catino di belle donne e gente vestita male di proposito, dei fiorentini che scandagliano il centro a caccia di modelle, degli ingorghi chilometrici per i viali che ogni volta rischiano di buttar giù la Fortezza a suon di bestemmie, della ricerca di un invito per le feste “esclusive” in cui gente fa a gara a chi si annoia di più, delle standiste, dolci e teneri fiori di campo montati su gambe chilometriche  che poi aprono bocca e “DIO BONINO CHE CARRRDO, C’HO TUTTO IL CULO BAGNATO!”.

A Pitti ci puoi trovare due tipi di persone: quelli che ci vanno a comprare (pochi) e quelli che vanno ad arraffare gadget (molti), e poi ci sono quelli come me, che vendono la propria dignità per quattro giorni e girano per la mostra vestiti nei modi più assurdi: cowboy, giocatori di polo, maratoneti, punk, troioni.. e bimbi delle colonie con dubbi sulla propria identità sessuale ed evidenti problemi di traspirazione.

Dunque eccomi qua, dopo mezz’ora la camicia è diventata cellophane trasparente ed è questione di poco tempo prima che vengano rotti anche gli argini della maglia da rugby e debba fingere di esser stato vittima di uno scherSoso gavettone.

Meno male che ora c’è la pausa pranzo.

Finalmente cazzo, il tipo dello stand ha detto di cambiare look per il pomeriggio, ora gli chiedo se posso togliere la camicia, grande idea, almeno il pomeriggio lo passo senza rischiare la disidratazione.

“Sorry can I change my look? I think I can leave the…”

“Me ui mon ami! Now you will dress like a proper rugby gentleman!”

“A.. proper… rugby…”

“Gentleman! With a jacket!”

“Yes but..”

“But? Come on you will be fine, smile my friend!”

Faccio un sorrisone pensando alla barca di soldi che mi danno per quattro giorni di lavoro, che ci volete fare, sono un giornalista, sono naturalmente portato per fare la puttana.

Ma niente poteva prepararmi a ciò che trovai ad attendermi nel camerino.

Fine prima parte


WoW: Cataclysm, preparate i lacci emostatici

14 giugno 2010

Mentre ero impegnato a umiliare me stesso e l’intera categoria delle persone sopra 100kg provando vestiti per il mio prossimo impegno a Pitti Uomo (ma questa merita un pezzo a se a tempo debito), Eurogamer ha pubblicato il mio pezzo sull’ennesimo tentativo della Blizzard di appropriarsi dell’esistenza di milioni di persone.

Personalmente sono uscito definitivamente da WoW un annetto fa dopo un percorso difficile e pieno di ricadute, adesso vivo una vita serena, lontana da certi paradisi artificiali, posso perfino vedere qualcuno che ci gioca senza finire a piangere in un angolo rannicchiato in posizione fetale. Per questo posso solo ringraziare la mia famiglia, la mia ragazza, Jack (è il nome del secchio per il vomito), la clinica Betty Ford ed i bambini demoniaci che camminavano sul mio soffitto.

Per tutti coloro che preferiscono quando in questo spazio non si parla di videogiochi posso solo dire di tenere duro, è la settimana dell’E3, se siete donne immaginate una fiera in cui vi regalano pezzi di cheesecake ad ogni stand, solo allora potrete (forse) capire quello che milioni di nerd stanno provando in questi giorni.


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