I hope that in this year to come, you make mistakes.
Because if you are making mistakes, then you are making new things, trying new things, learning, living, pushing yourself, changing yourself, changing your world. You’re doing things you’ve never done before, and more importantly, you’re Doing Something.So that’s my wish for you, and all of us, and my wish for myself. Make New Mistakes. Make glorious, amazing mistakes. Make mistakes nobody’s ever made before. Don’t freeze, don’t stop, don’t worry that it isn’t good enough, or it isn’t perfect, whatever it is: art, or love, or work or family or life.Whatever it is you’re scared of doing, Do it.Make your mistakes, next year and forever.
New Year Resolution
31 dicembre 2011Prometheus
21 dicembre 2011Ieri sera su Rete 4 c’era Aliens, e io per l’ennesima volta mi sono ritrovato di fronte alla tv a guardarlo con aria sognante.
Credo di essere intorno alle 20, 25 volte ormai, penso di amare questo film persino più della saga di Guerre Stellari, nonostante anche la creatura di Giger sia stata infangata da sequel di dubbio gusto.
Ogni volta che vedo Aliens, non posso fare a meno di pensare la genialità di Cameron nel prendere un film horror claustrofobico ambientato nel futuro e trasformarlo in un film di guerra bello e cazzuto (è ormai assodato che alieni = vietcong).
Ma, per l’appunto, prima c’era Alien, film di Scott (il meno dotato degli Scott) che non ha senza dubbio il carisma del suo successore (caso raro) ma è anche un filmetto che, anche se non ha gettato le basi del genere, ne ha sostanzialmente canonizzato certe sequenze.
E nel 2012 Scott tornerà sul luogo del delitto per girare Prometheus, il prequel più o meno ufficiale di tutta la saga, e anche se l’ufficio stampa si sta sbracciando per dire che “non sarà ispirato a Alien”, io vedo uova, vedo tute molto simili e vedo caschi sciolti nell’acido.
E tanto mi basta per essere in fregola come una scolaretta al primo ballo.
EDIT: E’ uscito il trailer ufficiale.
E in qualche fotogramma si vede questo:

Quindi direi che sì, la mia fregola è assolutamente motivata.
Se questo film non è bello, niente al mondo lo sarà e io diventerò ufficialmente un giovane vecchio che odia il mondo.
Bisogna adattarsi
15 dicembre 2011Come molti, il periodo universitario è stato uno dei migliori della mia vita, non fai un cazzo gestire il tuo tempo, passarsi gli appunti, far cagare addosso quelli dopo di te all’esame, ma sopratutto LE SERATE UNIVERSITARIE, che anche adesso, soltanto a dirne il nome, il mio cervello va a pescare nella cartella condivisa con Alexander Aja mentre girava Piranha 3D (volevo scriverci un pezzo su sto’ film ma avrei scritto solo BELLO BELLO BELLO BELLO, quindi ho lasciato perdere.):
Che poi, ad essere onesti, nove volte su dieci si riducono ad un capannello di gente coi cani, birra calda e la musica degli Ska-P, ma se saltavi quella giusta non ti restava che impiccarti in sala mensa.
Uscendo da una di queste feste stavamo tornando alla macchina con mio amico, quando incrociamo una persona che, a quanto pare, lo conosce.
Ora, io sono un grande osservatore, ma era palese che il “Io e te dobbiamo parlare” del mio amico non era una sana voglia di confrontarsi sulla gioia di costruire il proprio futuro esame dopo esame.
Per farla breve, i due girano l’angolo ed io resto faccia a faccia con i tre che accompagnavano il tizio.
Non ricordo com’erano fatti, sarebbe chiedere troppo a una mente messa a bagnomaria nello stravizio, ma ricordo lo scambio di battute.
“Bella serata eh?”
“Ma insomma, secondo me al locale brasiliano c’era più fiha“, fa uno.
“Sì sì anche secondo me” dice il secondo.
“Ma… il tuo amico che gli deve dire?”. Il terzo doveva essere quello sveglio del gruppo.
“Mmmmaaa… niente di cheeee… probabilmente dovranno soltanto parlare di fatti loro…”
“Ma non è che si tirano?” fa lo sveglio.
Mi concedo una pausa, guardo l’angolo dietro il quale sono spariti… “Nooo ma figuriamoSTOCK! “
Se giochi a rugby impari presto a riconoscere il rumore di una testata nel naso, è un rumore sordo, come un martello che batte contro una zucca. In campo è un po’ come il gong, sai che a quel suono qualcuno tirerà un pugno, o per ribadire il concetto o perché fortemente contrariato dal gesto, quindi sarà bene che tu sia pronto per l’eventuale scambio di cortesie.
D’istinto guardo i tre. Hanno l’aria di quelli che le risse le guardano, più che provocarle, ma neppure io sono un lottatore di UFC, e oltretutto è dura fare i Brock Lesnar con i vodka lemon come integratore.
Ma quanto pare è la mia serata fortunata, visto che i tre parlano invece di alzare le mani.
“Ma si stanno tirando?”
T’AMMAZZO! VIENI QUI!
“Eh? nooo.. ” MI FA MAL “non credo stanno solo dis” FIGLIO DI PUTTANA! Tampono io.
“No ma si stanno tirando! Andiamo a vedere!”
E in effetti girato l’angolo vedo il mio amico che tiene per il bavero un’amarena, l’amarena era il suo presunto amico.
E anche stavolta gli amici del tizio non intervengono roteando alabarde spaziali, ma si limitano a dividere, mentre io tiro via il mio amico, cercando di non ridere, di fronte alla scena del tizio menano che urla “Non mi hai fatto niente!” Mentre sputa sangue e pezzi di labbro.
Poco dopo siamo al bar, non ricordo che ore fossero, ricordo solo che il mio amico aveva le mani talmente gonfie che non riusciva a tenere una tazzina normale, e il caffè dovette prenderlo in una tazza da cappuccino.
“Ma eravamo 2 contro 4, almeno avvertimi se hai intenzione di fare qualcosa”.
“Cosa dovevo mandarti, un invito scritto? Non pensavo di incontrarlo, le cose succedono in fretta, bisogna adattarsi”
“C’è andata comunque di culo”
“Se la gente la prendi alla sprovvista puoi fare quello che ti pare”.
Sarà per questo spirito di adattamento che ora è diventato un bastardo di prima categoria? Mah.
Per chi suona la campanella
6 dicembre 2011
Scrip, al secolo Ermanno Ferretti, è un professore di filosofia precario, con uno spiccato senso per l’aforismo e una moderata dipendenza da Twitter. Mese dopo mese, anno dopo anno, Scrip pubblica sui 140 caratteri del social network più “in” del momento (che espressioni abusate, bleah, ci mancava solo scrivessi anche “popolo della rete”) tutto ciò che gli succede in classe, dai commenti degli studenti sulle sue lezioni, alle storture del sistema scolastico.
L’idea piace e le persone che seguono i suoi aggiornamenti diventano ogni giorno di più, e alla fine, l’idea piace così tanto che Scrip finisce per raccogliere questo mosaico di vita scolastica fatto di sfondoni, abissi culturali, arte di arrangiarsi e speranze in un libro: Per chi suona la campanella, uscito in questi giorni.
Perché ve ne parlo? Beh innanzitutto perché Scrip mi sta simpatico, e se posso dargli una mano parlando della sua opera agli sparuti lettori di queste pagine, lo faccio volentieri, e poi perché questo libro è un simbolo, uno dei tanti, di come non bisogna mai dare niente per scontato con Internet, di come alla fine tutto quello che fai rischia seriamente di avere un senso, ma devi riuscire a capire quando è il momento di guardarsi alle spalle e raccogliere ciò che hai seminato, anche se non credevi di aver fatto niente.
E’ anche un ottimo esempio di come la rete sia diventata la nuova terra dell’idealizzato sogno americano, di come una buona idea possa portare a qualcosa di buono, se sai promuoverti, se sai scrivere bene e se la fortuna ci mette quel pizzico di spinta che fa sempre comodo (in fondo quanti Scrip in giro per il mondo ci saranno che potrebbero scrivere il loro libro?).
Com’è il testo in sé? Meno stereotipato di quello che si potrebbe pensare. Non è il classico stupidario in cui gli studenti sono dei somari, la scuola e dura, ma quanto è bello insegnare, c’è qualcosa di più. C’è uno spaccato di vita, per i più “vecchi” anche un modo per ricordare il mondo terribile e bellissimo della scuola, che assomiglia a quello di tante persone, basta sostituire la scuola con altri lavori. Inoltre la formazione filosofica di Ermanno lo porta ad usare con la grazia cinismo, c’è ironia, delusione e leggerezza… e il tutto funziona perché è scritto bene e senza facili volgarità, e scusate se è poco.
Un libro, dunque, che non ha certo la pretesa di diventare il prossimo premio Strega, ma è senza dubbio una piccola gemma di ironia. Se lo trovate in libreria sfogliatelo, leggetevi qualche frase, e se ne trovate almeno quattro o cinque che vi fanno venire un sorriso, anche amaro, compratelo.
Pubblicato da Loffio 












