Prime esperienze

11 aprile 2012

“Prova un po’ a metterlo così?”

“Hmm non sento niente…”

“Se ripartissimo da capo?”

“Seee ma sei pazzo? In queste cose si deve avere pazienza e non cambiare niente, e se poi parte tutto insieme? E se poi fermi tutto quando ce l’avevamo quasi fatta?”

“Mamma mia che ansia però… Se sapevo che era così…”

“Non mi dire che ti piace di più uscire a giocare fuori…”

“No però, poi pensa se scoprono che siamo stati tutto il giorno così…”

“Se nessuno chiacchiera, nessuno lo saprà, facile no?”

“Aspetta sento qualcosa…”

“Dai che forse…”

“Di che…

“Oddio sì, è andata”

“Dai, dai, dai”

“Non ti fermare proprio ora eh!”

“Ci siamo, ci siamo!”

“Cazzo siiiii”

“DAAAAAII!”

“Si però… Potevamo giocare a Track & Field invece che a Ghost n’Goblins, almeno facevamo il doppio”

“Ma questo è meglio, dai pari o dispari?”

Le tue maledette cassettine erano meno disponibili di una tizia che ti vuole bene solo come amico e altrettanto incomprensibili, e ancora non capisco come non siano riuscite a farmi odiare la tecnologia. Quando passai ai dischettoni neri e morbidi fu come la prima volta in cui l’ho fatto senza preservativo.

Ma porcaputtana quanto mi divertivo, se non sono diventato una persona rispettabile, con una carriera e un lavoro degni di questo nome, che guarda dall’altra parte quando gli chiedono “ma te che fai per vivere?”, lo devo molto anche a te.

E di questo ti ringrazio.

Addio Commodoro Tramiel, per te è arrivata la fine del nastro.


Oooh yeah!

21 maggio 2011

Eri il più esagerato, il più colorato, il più tamarro dei miei modelli di crescita.

Ma ormai l’arbitro ha contato. Uno, due, tre. Suona la campana

La vita è come un heel, che ti colpisce a tradimento con la sedia, mentre l’arbitro non guarda, senza darti il tempo di sfoderare il tuo Flying Elbow Drop.

E il fatto che il tuo vero nome fosse Randall Mario Poffo, non oscurerà il ricordo che ho di te.

Oooh yeah Macho Man, oooh yeah!


Non è una luna quella, è una stazione spaziale

23 giugno 2008

Gli anni 80/90 hanno visto l’ascesa e l’affermazione del marchio LEGO ( tralascio il Techincs, è roba per ingegnieri, non per artisti), uno dei pochi giochi che, insieme alle cassette del commodore 64, sapeva insegnarti la pazienza, il piacere dell’attesa e la frustazione più nera (ogni volta che aprivi la busta coi pezzi questi saltavano per aria e il mattoncino da uno finiva regolarmente sotto il letto). Il Lego era una gioco democratico che sapeva modularsi sui di te, potevi seguire le istruzioni, far di testa tua, tirare i pezzi al gatto, ma sapeva modularsi anche sulle tue ricchezze, potevi comprare il miniset sfigo con una macchinina, oppure una locanda del set medievale, su su fino allo status symbol del piccolo nerd rappresentato dal CASTELLO MEDIOEVALE, che io, essendo un bimbo ricco, ovviamente possedevo e sfoggiavo ad ogni occasione.

Io possedevo la versione 2.0 con base in plastica e fantasmino (so che in seguito ne sono uscite versioni sempre più ipetrofiche con dragoni, catapulte, nani, ballerine, troll e stregoni).

Per non parlare dei galeoni dei pirati (vele rosse) e della corona (vele azzurre).

Poi crescendo ho progressivamente abbandonato il lego pur rimanendo un fan, il mini AT-AT comprato tempo fa lo dimostra, e l’impulso di possedere e costruire i set più fighi è diminuito.

Fino a che non ho visto questa:

lego death star

Non appena ci ho posato gli occhi mi son venuti i capelli a spazzola, la felpa best company, mi è spuntato in mano un album degli Sgorbions e mi è venuta voglia di gonfiare una Crystal Ball.

La serie Lego Star Wars si arricchisce con un vero capolavoro: la Morte Nera di Guerre Stellari 3800 pezzi per ricostruire la Death Star in un set da 400 $. Nella Morte Nera versione Lego sono rappresentate 14 scene dalla saga di Star Wars e compaiono 21 personaggi (di cui 7 creati in esclusiva per questo set)

C’è pure il mostro che sta in mezzo ai rifiuti!!! Dai cazzo!

Non ho mai desiderato tanto 400 euro di plastica.


Certo cose cambiano, altre non cambiano mai

12 giugno 2008

Lo so lo so… starete pensando ”ma dove cazzo l’ha letta, sui baci perugina?” , ma lasciatemi finire prima il discorso brutte merde insensibili, poi mi darete ragione.

Perchè niente ti fa capire come passa il tempo come le cose che son cambiate e come quelle che non cambiano mai, le prime ti danno lo shock del tempo che passa, le seconde servono a ricordarti quando le facevi te… e quanto eri più magro e con meno problemi in testa in quel periodo (ogni riferimento a persone che una volta eran dei figurini e ora hanno la pancia da birra è puramente casuale). e il destino me le ha fatte trovare tutte due nella stessa giornata, giusto un paio di giorni fa.

Ma procediamo con ordine

In questi giorni doveva, dovrebbe o dovrà uscire il disco di Nebo (non fermatevi troppo sul suo blog, scrive così bene che poi pensate di saper scrivere anche voi) quindi mi pareva cosa giusta e gradita comprarlo, un po’ per dare un segno tangibile di stima, un po’ perché spero di sniffare coca dalle tette di una groupie nel backstage di un suo concerto.
Bene, benissimo, grande loffio, se fai il conto sono solo 8 anni che non compri fisicamente cd originale (I dieci strategemmi di Battiato by the way) ma ancora pensi di sapere come si fa…
solo che…
solo che non esistono più i negozi di dischi.
Eh si cari, fateci caso, pensateci un’attimo, quante volte vi capita di imbattervi in un megacentro commerciale, in un negozio di telefonini, in un centro estetico… e  quante nel classico negozio di dischi pieno di poster alle pareti e consigli musicali?

Ora sicuramente salterà fuori quello che li sa tutti e sta in una zona che è piena (lo so che ci sei bastardo)… ma a Firenze ci sono zone in cui a malapena ne trovi uno che regge l’anima coi denti, e ovviamente io sto in una di quelle zone.
Ma cazzo io ricordo benissimo che quando ancora non avevo neanche il motorino.. c’erano due negozi di dischi dove ora c’è solo questo… che ne avevo uno dietro casa… ed ora l’evoluzione cinica e bara se li è mangiati a colpa di Euronics, di Trony e di iTunes… e forse me li son mangiati pure io a forza di mp3…

Fatto è che ora son roba del passato come il ciabattino, il garzone del latte ed io che peso sotto i cento kg… e  anche se so che è giusto così e che in fondo non me ne frega un cazzo dei negozi di dischi (sopratutto dell’ultimo rimasto in zona, che pare un covo per lo spaccio gestito da un homo con la frangetta), perchè tanto scarico come un caimano come tutti i possessori di adsl.. anche se so tutto questo la loro scomparsa non fa altro che farmi sentire vecchio.. come quando hanno cambiato il bambino delle barrette kinder.

Ci son stato male eh? 

Per almeno un quarto d’ora.

Delle cose che non cambiano mai ve ne parlo domani, forse.

 


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