Modern Game Journalism: The Movie

13 novembre 2011

Come si confà a chi torna sulle pagine del proprio blog dopo parecchio che non scrive, volevo tornare con un video.

Ma siccome Gametrailers ha un embedding dei video particolarmente farlocco, o magari è colpa di WordPress, non lo so, il video ve lo posso solo linkare.

La storia è classica parabola del successo a cui Hollywood ci ha abituato da tempo: Un uomo, la sua ascesa al potere, un sistema malato che gestisce la vita di milioni di persone, la scelta di uscire dagli schemi e l’inevitabile caduta.

Modern Game Journalism: The Movie: The Trailer 

Per tutti quelli che pensano che recensire un gioco sia una cosa facile.


Quando la tua generazione si mette a fare film…

25 luglio 2011

cominci a chiederti che cazzo aspetti a dire la tua.

Lunga vita ai Millenials.

 

 


[Rece] Tron Legacy

2 gennaio 2011

beccati questo, facebook

“Le ore in rete sono minuti nel mondo reale” dice Flynn padre a Flynn figlio, ed ha ragione, in rete si invecchia presto, anche questo pezzo è vecchio, ma se ti ricicli come santone zen vagamente jedi puoi essere il più fico del paniere anche se intorno a te la gente gira in tute fluo e combatte ascoltando i Daft Punk.

Tron Legacy parla fondamentalmente delle due anime di Steve Jobs che lottano una contro l’altra. Il nerd geniale degli anni settanta tutto software libero e derive zen contro il business man maniaco del controllo a cui devo obbedienza. Mentre Flynn figlio non capisce per tutto il film ciò che sta facendo e Quorra aka “quel gran tocco dell’Olivia Wilde” passa il tempo sbattere gli occhioni cercando il dottor House, su tutti torreggia quel grand’uomo di Jeff Bridges che tiene la scena praticamente da solo, cercando di salvare la faccia a tutti, interpretando le due anime di un uomo che ha avuto la fortuna di finire dentro un pc senza dover leggere

QUESTO

Caos vs ordine, software libero vs microsoft software a pagamento, storie ben narrate contro dialoghi ridicoli. E se nei primi due casi vincono i buoni, purtroppo non possiamo dire la stessa cosa del terzo, vuoi il doppiaggio, vuoi una storia piena di scelte assurde e deus ex machina che salvano tutto all’ultimo secondo, ma non posso che unirmi al corro di tutti quelli che avrebbero preferito un film muto, visivamente in grado di slogarvi la mascella, accompagnato solo dalla musica dei Daft Punk (perfetta nel film, totalmente priva di mordente se ascoltata sè stante, tranne Derazzed), una specie di moderna corazzata Potemkin dove le moto di luce sostituiscono la carrozzina.

 

 


Resident Evil: Afterlife 3D

22 settembre 2010

A volte nella vita non resta che stordire i nemici tirandogli un paio di occhiali da sole

Di tamarrate  ne ho viste tante in vita mia, ma tante tante, ma poche superano questo quarto capitolo di Resident Evil. Forse solo Crank  riesce a fare di peggio (difficile superare Statham che si scopa la moglie a pecora di fronte ad un pullman di cinesi), ma è comunque un prodotto che sotto le parolacce e le pallottole nasconde una certa cifra stilistica, Resident Evil: Afterlife, no, è solo un cafonario, un’orgia immagini 3D in alta definzione fatte per farvi dire “OOOOOOOH!”, e ci riesce pure.

Lo sbandierato “treddì uguale uguale a quello di Avatar lo giurò potessi morì” funziona da Dio, tutto il film è un susseguirsi di inquadrature ad altissima definizione dalla profondità di campo esagerata, proiettili, coltelli, sangue e merda che volano verso lo schermo e ralenty, tanto ralenty, così tanto che a velocità normale il film dura mezz’ora. Unica scena stonata quella in cui c’è un fermo immagine (non proprio fermo immagine, sono quelle immagini in cui tutto ruota mentre la scena e ferma “alla matrix”, dalla regia mi dicono si chiami “flow motion”) della Jovivich che sta per schiantarsi con un aereo contro una collina e ha la faccia di chi sta guidando da 3 ore sulla A1.

Evito volutamente di parlare di trama e attori, sarebbe come dire che Doom aveva poco trama ed un personaggio debolmente caratterizzato. Diciamo solo Milla è topa (e si sapeva), Ali Larter tiene botta col suo sguardo da stronza (e si sapeva anche questo), il cattivo è espressivo come un busto di Mussolini e che tutti possono solo baciare il culo ad Ascione, uno zombie alto due metri dotato di marellone/ascia, preso di peso dal quinto videogioco della serie, protagonista di una delle scene meglio riuscite del film.

Amore a prima vista

E dire che ero partito con l’idea di stroncare sto’ film, stroncarlo di brutto, ma più ci pensavo e più mi chiedevo “ma che cazzo volevo di più da un filmaccio d’azione 3d con gli zombie?”. E allora sapete che vi dico? Guardatevelo, mangiatevelo con gli occhi se potete vederlo al cinema, ma se non ce la fate passate oltre, vederlo senza un megaschermo 3D è come chiacchierare bendati con una tettona stupida.


Rece – The Wrestler

8 marzo 2009

Che succede quando l’unica cosa che ti fa star bene ti fa anche male?

Quando per anni hai sacrificato tutto in nome di una passione, di un titolo sul giornale, di un fan che ti chiede l’autografo?
E non l’hai fatto per soldi, no, quelli li hai sputtanati perché ora vivi in una baracca, tua figlia ti odia, e proprio non ce la fai a rassegnarti ad un impiego normale, l’unica cosa che vuoi e che sai fare è metterti una calzamaglia e lanciarti da una corda.

Quindi fanculo tutto, anche l’unica persona che ti voleva bene, pur di tornare la sopra e sentire l’urlo della folla.

The Wrestler è un film di una tenerezza e di una sensibilità rare, privo di moralismi, privo di ogni strascico buonista, l’unica cosa che abbiamo davanti è la vita di Randy “The Ram”, fittizio campione della “golden age” del wrestling (gli anni ottanta che  il film omaggia palesemente), ex-campione dolorante, squattrinato, fallimentare in tutto quello che non sia il ring, che infatti è “l’unico posto in cui non si fa male”. 

Lo stile è documentaristico, essenziale, il regista si limita a mettere la macchina da presa, il resto lo fa uno splendido Rourke. Il bizzarro mondo del wrestling è solo un pretesto per raccontare la storia di una persona che ha solo se stesso e gli applausi del pubblico.

Un film che consiglio, la risposta definitiva ad una domanda che prima o poi tutti affrontano nella vita: “Ma chi te lo fa fare?”.

La risposta è che non possiamo fare altrimenti.

Consigliatissimo.


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