Eravamo rimasti a: Poi improvvisamente la musica si abbassa, le luci si concentrano sul palco e comincia il clou della serata…
Ed il locale esplode in un caledoscopio di glitter, calze a rete e piume di struzzo.
Nella mente di ogni uomo esiste uno spazio dedicato al proprio personalissimo Vietnam, quelle memorie indelebili e traumatiche che vengono ricordate periodicamente quando l’acol comincia a bruciare in gola. C’è chi ricorda quando ha scoperto l’amore di una vita che cercava di aprire l’ombrellone del bagnino, chi pensa con rabbia il angherie del capufficio, un florilegio di traumi, rancori, odio represso e non metabolizzato che rimane li tutta la vita, pronto ad uscire al momento giusto.
Beh nel mio Vietnam un posto d’onore è dedicato al ricordo di 1000 persone seminude che seguono i balletti di quattro drag queen su una base spagnoleggiante “Come è bello far l’amore da Trieste in giù” e da quello che seguì dopo.
Come detto in precedenza stavamo smaltendo la delusione patita per la mancanza di lesbiche “vere” (cioè finte) con una corposa cura a base di alcolici di bassa qualità, quindi accogliemmo l’arrivo delle quattro sculettanti macchie di colore con ingenua euforia, come pischelli che in motorino si avventurano alle Piagge in cerca del fumo, eravamo spensierati inconsapevoli del rischio mortale.
Dopo la coreografia iniziale le quattro carampane scendono tra la folla e cominciano ad aggirarsi come velociraptor in mezzo all’erba alta, salutate da applausi e ovazioni. Noi ce ne stiamo li al bancone, in mano un vodka lemon abbozzato in un bicchiere di plastica e lo sguardo di chi sta guardando un acquario.
J: “Però quella è caruccia, secondo me non è lesbica”
Indicando una tizia incastrata tra nano stempiato pelato e sudaticcio che le sta attaccato alla gamba tipo cane ed una/o che a giudicare dalle braccia fa 100 kg di panca piana e ti stupra con una mano mentre con l’altra legge “Eroi Piglianculi”.
io: “Probabilmente si chiama Franco e ce l’ha più lungo di me e di te messi insieme”
J: “Ma no dai, si vedrebbe!”
io: “Non ti ricordi il Silenzio degli Innocenti?”
J: “Porcaputtana è come andare in guerra con le divise tutte uguali”
I nostri bicchieri si toccano in un brindisi doveroso
io: “Facciamo un giro va, che c’è uno in canottiera traforata che mi fissa ed è meglio cambiare aria”.
Con passo incerto ma costante ci facciamo largo tra la folla di manfruiti, la musica passa senza ritegno da Paola e Chiara ai Village People, da “You spin me around” a “Girl just wanna have fun”, sembra di stare nello stereotipo cinematografico della festa gay, mancano solo i poveretti etero che rischiano di venire inculati dalla drag di turno.
O cazzo cosa ho appena detto?
“Lui! Lui! Portatemi lui! Portatemi il cicciottello! Lo voglio strapazzare di baci!”
O di nuovo cazzo chi ha appena detto che cosa?
Passandomi la mano sul viso cerco di mettere a fuoco la situazione mentre il mio ignaro compare sculetta a ritmo di “Bandiera Gialla”, mi guardo intorno spaesato ed infinie lo/la vedo:

Serviti il tuo pasto cowboy!
Immaginate un carro del carnevale di Viareggio, togliete l’atmosfera innocente e gioiosa, togliete eventuali ballerine e metteteci il vocione, le labbra glitterate, le poppe finte e le manine tozze e grassottele. Il resto della settimana è P.B. anonimo impiegato sovrappeso di una ditta di ondulati plastici,ma stasera è “Regina”, e vi ha scelto come piatto esotico della serata. Immaginate un laser che parte dal suo dito e finisce dritto dritto sulla schiena del vostro amico, sfiorandovi la guancia, e segnalando a tutti i boys del locale che è il momento di entrare in azione. Il sollievo che provate per averla scampata è pari solo all’apprensione per le giovani carni del vostro compare che stanno per essere corrotte dalla “Tigre della Cementubi di Montelupo Fiorentino”, pensante alla madre del vostro amico che vi chiede come mai da quella sera lui ha difficoltà a sedersi e ha pure cominciato a farsi la ceretta e darsi la crema antirughe, pensate ad anni di sbronze, viaggi in macchine che puzzano di scorreggia, partite vinte con le lacrime agli occhi, botte prese e botte da te..
Pensate un sacco di cose ma sopratutto pensate ad una cosa:
Dovete fare qualcosa per salvarlo, e dovete farla SUBITO.
io:”Tu prosegui dritto e non ti girare”
j:”Eh cosa? Ma perchè? Cosa non devo vedere?
io”Ho detto vai dritto, tranquillo non c’è niente”
J:”Oh ma quella sta chiamando noi, andiamo”
io:”Non è una lei, andiamo”
J:”Ma come no dai! E’ una lei!”
Regina:”Fermateli! Portateli a me!”

io:”VAI PER DIO VAI! TORNA AL BANCONE BUDELLO INFAME DI CHI SO IO!”
j:”Eh ma che cazzo c’hai? Ora non riconosci più una merdaiola manco se ti chiama! Se non la reggi bevi meno! Sei proprio un mostro!”
Il vocione del carro allegorico si perde nel chiasso del locale, io penso seriamente di mollare il mio il mio wingman in balia della sua sorte ma una ultima occhiata all’orrore glitterato mi fa desistere, in fondo sono un buono io. Con la cosa dell’occhio vedo qualcuno che si gira e prova battermi su una spalla ma ormai siamo riusciti a confonderci tra la folla e riguadagnamo il bancone.
J:”Questo testa di cazzo mi ha portato via da una tizia che ci cercava!”
io:”Era un uomo”
J:”Sei ossessionato da questa storia degli uomini!”
io:”No son gli uomini che sono ossessionati dal tuo culo, e ora offri da bere a chi te lo ha salvato”
j:”Ma per me puoi anche pupparmelo guarda”.
E’ proprio vero che i grandi gesti spesso non sono ricompensati…
Le cazzate sono belle solo se condivise:
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