Ci vediamo giovedì

18 ottobre 2011

Giratina a Londra pagata da EA per vedere la “collezione autunno/inverno”.

Me l’avessero detto qualche anno fa gli avrei riso in faccia, di gusto.


Scontri generazionali tra giovani-giovani e giovani-vecchi (Per la serie, quando non sai che titolo mettere, sii didascalico).

6 dicembre 2010

A differenza di Liu Xiao Bao, minatore cinese che vive in un container accanto alla miniera che probabilmente un giorno se lo inghiottirà, noi opulenti occidentali possiamo ancora permetterci il lusso di svegliarci con un dubbio: “Chissà se oggi a lavoro sarà l’ennesima giornata di merda?”.

E mentre Liu Xiao Bao scende a 3km di profondità fischiettando l’inno aziendale, noi arriviamo in ufficio certi che lo sarà, granitici nel nostro pessimismo cosmico, frutto di secoli di lamentele con amici, parenti e social network vari.

Ma mentre sono lì che mi gusto il frutto di quella produttrice di guano che il resto dell’ufficio chiama “macchina del caffè”, il capo mi chiama e fa “Lorenzo, oggi devi accompagnare dieci modelle in giro per il centro e fare un filmato, fammi delle inquadrature a metà tra il pubblicitario ed il vecchio porco”.

A volte è decisamente bello avere torto.

Dopo un’oretta le “modelle” sono arrivate tutte. Sono giovani, fresche, carine, ma le virgolette sono d’obbligo visto parliamo di dieci ragazzine che hanno semplicemente più voglia della media di far vedere un po’ di coscia e una madre che le ha caricate delle proprie ambizioni di partecipare ad un al prossimo reality.

Le carichiamo in macchina, alcune vanno col fotografo, alcune da sole, tre finiscono in auto con me e il capo.

Neanche il tempo di mettere il culo sul sedile che partono in coro: “si può fumare?”, quindi apriamo i finestrini così che le tre possano colorare il proprio respiro con la nicotina mentre spettegolano. Non ho le cuffie e siamo in una 500, non ascoltare è praticamente impossibile, quindi quando una delle boccucce di rosa dice: “mi sa che Gianpierubaldo (nome di fantasia, almeno spero) è buco, gli ho tenuto la mano sul pacco tutta la sera e non mi ha manco cahata” non posso che girarmi verso il capo con scritto in faccia: “Padre, ti prego, allontana da me questo amaro calice” che manco Barbara d’Urso quando presenta un bambino col cancro che cerca disperatamente il suo cucciolo senza una zampa, regalo della nonna morta investita da un rumeno ubriaco.

Il capo rimane con lo sguardo fisso sulla strada, impassibile, solo le nocche bianche tradiscono i pensieri granguignoleschi di un 40enne sposato con figli.

Neanche il tempo di lasciar sedimentare la frase che la seconda rincara:”Si tanto ormai o son buchi o ti cercano per farti pippare e trombarti”. Il capo abbozza un “Via ragazze non è proprio così…” con voce strozzata mentre io cerco sull’iPhone un sistema per contraccettivo che faccia nascere solo maschi.

Dopo queste battute cala il silenzio, arriviamo in centro che ormai mi sono convinto che è solo colpa mia, che d’altronde sono diciottenni ed io a quell’età andavo in giro con un piercing finto per far colpo sulle svedesi ed ascoltavo Alexia, che se ti metti a paragone con delle ragazzine per sentirti culturalmente elevato sei veramente un povero e che dovrò trovare presto un defibrillatore per il capo se un’altra tizia comincia a cambiarsi con lui ancora in macchina.

Scendo dalla macchina, su Firenze comincia a scendere una pioggerella uggiosa che sicuramente ci seguirà tutto il giorno. Sto controllando che la videocamera sia a posto quando una delle tizie mi chiede “Ma scusa, visto che piove, potevate darci anche casco e spalline”.

“Quello è il football americano”.

“E non è la stessa cosa?”.

“Come spiegarti… tu hai una parrucca?”

“No, sono capelli veri”

“E non è la stessa cosa?”

“Non capisco”

Almeno a Liu Xiao Bao l’ultima femmina gliel’hanno gettata da una rupe senza costi aggiuntivi.


Aveva ragione Liedholm

29 maggio 2010

E’ così la prima settimana da disoccupato è andata.

Mi sveglio tutte le mattine alle 8.30 e scrivo fino alle 18, quando non sono a battere sui tasti pulisco, metto a posto, passo perfino l’aspirapolvere (cantando rigorosamente I want to break free) e vado a fare la spesa fischiettando.

Tutto questo tempo a disposizione mi ha permesso di aumentare lo sforzo bellico su Eurogamer e su un sacco di altri progetti , se son rose fioriranno, per adesso mi godo la bellissima sensazione di attesa che solo un progetto che sta per partire ti può dare,  e magari mi iscrivo pure all’albo dei pubblicisti.
E la prossima settimana questo “disoccupato” sarà a Karlsruhe, ridente cittadina tedesca, per scrivere un pezzo di anteprima su un gioco, esperienza che non avrei mai potuto fare se fossi stato inchiodato all’ufficio. Tra l’altro pensavo che Karlsruhe assomigliasse ad una specie di incubo steampunk dove il sole è sempre oscurato dai fumi industriali e all’orizzonte si stagliano enormi macchine scavatrici… e invece dalla regia mi dicono sia un simpatico borghetto con un gran bel palazzo e poi più una sega niente fin dove arriva lo sguardo.

Nel frattempo Eldacar mi ha tirato dentro ad una sua pazzia personale, lui dice di avere ragione, io mi limito a scrivere ed annuire, perché in fondo non mi fido troppo di uno che non apprezza Halo 3, però va anche detto che se c’è uno nell’ambiente dell’editoria che non mi ha mai raccontato cazzate, quello è lui.

Gli altri progetti navigano tranquilli verso il porto, ma è inutile che fate domande, per adesso non ho niente da mostrarvi.

Insomma, disoccupato un cazzo.

Sapete che vi dico? Che a volte bisogna perdere qualcosa, anche qualcosa all’apparenza indispensabile, per ottenere qualcosa di più. Che detta così è sembra proprio una stronzata, tipo “ti amo troppo per stare con te” o “non ti pago per scrivere ma ti offro tanta visibilità”, ma in quella bellissima metafora della vita che è il rugby può succedere, perdi un uomo ci metti ancora più grinta e finisce che la meta la fai te, invece di subirla.

E allora perché non dovrebbe funzionare?

Nella peggiore delle ipotesi mi troverete a mendicare alla stazione, abbandonato da parenti, amici e compagna, ma è poi tanto peggio dello stare otto ore in ufficio a fare una cosa che non ti piace?

Alla fine aveva ragione Liedholm:

“In 10 si gioca meglio che in 11″


Ve l’avevo detto… [UPDATE]

19 dicembre 2008

cliccami tutto

Che sarei finito su Eurogamer.

Ok il pezzo non riguarda uno dei giochi più HOT del momento e sinceramente lo trovo perfezionabile… ma da qualche parte bisogna pur cominciare no?

 

clicca anche me! anche me!

clicca anche me! anche me!

Secondo pezzo, stavolta l’fps strategico ArmA2, grazie a tutti per i complimenti scritti e a voce e alla rossa per il prezioso lavoro di correzione.


The Games Machine: Gli Eroi dei Videogiochi

11 novembre 2008

Qualche settimana fa mi contattano i soliti noti e mi fanno “Sta uscendo uno speciale sugli eroi dei videogiochi, ti va di collaborare?”

Rispondo: “Si, ganzo posso parlare di Master Chief?”

No

“Mario?”

No

“Il Grande Timoniere?” (Tuoni e fulmini solcano il cielo)

Chi è?

“Niente, scherzavo, chi c’è libero?”

C’è Altair di Assassin’s Creed.

“Andata”.

Scrivo le mie due righe cercando di fare qualcosa che non sembri un copia e incolla da wikipedia, mando a chi di dovere e me ne dimentico, pensando che il mio materiale finirà nel solito calderone delle paginette senza nome.

L’altro ieri mi giunge la notizia: lo speciale è uscito e, mirabile visu, il pezzo porta addirittura la mia firma!! Il mio nome accanto a “quelli che contano” del giornalismo videoludico italiano!!

Prima di recarmi alla concessionaria a comprare il Ferrari ed in centro a prenotare un attico vista Duomo, passo in edicola giusto per vedere com’è.

La mia reazione alla copertina è più o meno questa:

Non tanto per i contenuti, che in effetti potevano essere più approfonditi, non tanto perchè insieme regalano Prince “vecchio come il cucco” of Persia e nemmeno tanto perchè chiedono 7,90 scudi europei per 79 pagine (Sic!) (Erano anni che volevo scrivere Sic!).

Quanto per la copertina capace di succhiare via l’anima un grafico esperto in photoshop e custodirla urlante sotto la sua lucida patina per secoli.

Altro che l’orrore del colonnelo Kurtz, questa è quasi peggio di quella volta in cui uno che conosco fu costretto a pulirsi il culo con sassi ed aghi di pino perchè si era cagato addosso in mezzo ad un bosco. Sembra il parto di un bambino sotto lsd messo davanti a Paint.

Percarità sono sempre felice quando qualcosa di mio si stacca dallo schermo e finisce in edicola, alla fina la carta stampata è sempre la carta stampata, e ci ho messo tutto il mio impegno, però dispiace sempre quando qualcosa prende il sapore dell’occasione sprecata.

Ma questo non vi scoraggi dall’acquisto! Al suo interno la pagina numero 16 vale il prezzo di copertina!


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