Questo racconto è ispirato dal una immagine postata dal Semola, se non vi piace prendetevela con lui.
Essere bambini negli anni ottanta voleva dire godersi gli albori del consumismo senza dover mai dire “basta”. Voleva dire Barbie e Ken, la pallapazza che strumpallazza, la pista polystil, lo slime, pomeriggi di sole passati fuori, nascondino, acchiappino, strega comanda color, ginocchia sbucciate, il crystal ball (terrore di ogni madre), la Jaguar matic, Topolino. Oppure tuo padre poteva metterti in mano uno strano affare di plastica e dirti “gioca”.
Il 22 febbraio dell’85, a 5 anni, feci la mia prima partita a pong.
2 anni dopo lavavo le macchine di tutto il vicinato per comprarmi il Nintendo.
Lo presi prima dell’Estate e fui l’unica bambina (si avete capito bene, bambina) della mia classe a tornare a settembre bianca come un morto.
Ma avevo guadagnato il rispetto di tutti i bambini del quartiere per averli stracciati a Duck Hunt.
Non cercavano neppure di guardami sotto la gonna, mi temevano.
So cosa state pensando “ecco l’ennesima storia del nerd che ricorda i bei tempi andati e si vanta di essere uno della vecchia guardia”.
E invece no, a 16 anni cominciai a sentire l’impulso di giocare con qualcos’altro, presi il nintendo, l’atari, il gameboy e tutto il resto, li misi in una scatola sotto il letto e uscii di casa.
Le prime esperienze con l’altro sesso non furono proprio esaltanti, c’era qualcosa che non andava ma non capivo se ero io o erano loro. Mi sembrava di essere tornata a quando avevo 10 anni ed una cartuccia del Nintendo non funzionava, la inserivo, la toglievo, soffiavo, riprovavo.. ma proprio non andava.
A 17 anni ero ad una festa e per farlo indurire ai maschietti mi misi a baciare una mia amica… e capii che i joystick proprio non mi piacevano.
Qualche anno dopo ero a casa di una ragazza, facendo quello che pensate possano fare due ragazze, ero sdraiata su un divano, rilassata e ansimante.
Quando lo vidi.
“Di chi è quello?”
“Uh? Cosa?”
“Quello li… di chi è?”
“Ma è un vecchio affare di mio fratello, ci passava le giornate… ma che te ne frega scusa? Lasciami continuare…”
“Si si scusa…. vieni qui..”
Cercai di rilassarmi di nuovoe godermi lo spettacolo.. ma non c’era verso di togliereselo dalla testa.
Era un Nintendo, uno dei primi modelli dell’88, proprio come quello che dormiva eternamente sotto il mio letto.
E dopo 10 anni dal giorno in cui chiusi quella scatola… mi venne nostalgia di quei pomeriggi passati a battere record su record.
E che ci crediate o no, mi sentii in colpa col mio povero nintendo ibernato sotto il mio letto.
Che colpa ne aveva lui se ero cresciuta?
Anni di divertimento.. e come lo ringraziavo io? Mettendolo in una bara..
Ed ora me lo ritrovavo danvati, a distanza di anni, chiuso nel suo silenzio accusatorio mentre io mi sollazzavo su un divano, incurante delle sue sofferenze.
Dovevo assolutamente fare pace… ma come?
“Che hai? Ti sento distante… Che ti succede?”
“Scusa ma sono distratta…sto avendo degli strani flash della mia infanzia… chissà perchè (col cavolo che le dicevo dei miei pomeriggi su Duck Hunt)”
“Dai che succede? C’è qualcos’altro che posso fare?”
E non so come mai, lo dissi
“Fammi fare la pace col Nintendo”
Ci misi mezz’ora a spiegarle tutto e dieci minuti per farla smettere di ridere.
Ma alla fine… fu l’orgasmo più forte della mia vita.
D’altronde come si dice: litigare è bello perchè poi si fa la pace, no?
L’immagine ispiratrice la trovate dopo il salto.
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Le cazzate sono belle solo se condivise:
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