Hunger Games – recensione in anteprima

27 aprile 2012

Ieri sera sono stato all’anteprima di Hunger Games prossimo film che vostra figlia o i vostri amici, vi diranno che dovete vedere se volete parlare ancora con loro.

Un universo distopico in cui 24 ragazzi devono uccidersi di fronte alle telecamere per divertire il pubblico pagante e far arrivare un po’ di provviste al proprio distretto, in cui ovviamente si infileranno storie d’amore, tradimenti e altra roba. Letteratura per “young adults” che almeno ha il pregio di offrire modelli un po’ meno ridicoli di Twilight.

Avrei dovuto parlare qui di questo Battle Royale annacquato e mixato con L’isola dei famosi e America Next Top Model… ma poi gli amici di Screenweek mi hanno chiesto un parere.

Quindi la mia recensione la trovate direttamente QUI.

Per i più pigri, mi autocito:

Un film guardabile, ma che non rischia, e si accontenta di realizzare una visione altrui, perdendo l’occasione di portare il racconto ad un livello successivo, più lirico, più drammatico, più violento, fotocopia leggermente sbiadita, ma sempre leggibile di un romanzo di successo.”


The Avengers – recensione

26 aprile 2012

Se le varie forme del nerdismo facessero parte del corpo umano, nel mio corpo la ghiandola relativa ai fumetti sarebbe probabilmente quella più atrofizzata,  non dico morta come quella del calcolo matematico, ma atrofizzata. Per questo motivo posso considerarmi uno spettatore “ibrido” e per certi versi ideale, di The Avengers: abbastanza attento a trame e personaggi da esaltarsi nella visione ma non così ortodosso da fare commenti puntigliosi, che puzzano di polvere che si posa su albi tenuti nelle buste di plastica.

Se avete un collegamento ad internet avrete già letto il succo del film: bellobello. Nonostante una gestione dei personaggi quasi perfetta, in cui tutti hanno il loro spazio, Hulk ruba la scena a tutti (il momento dello scontro con Loki è una delle più belle gag presenti in un film d’azione), Iron Man gigioneggia QB, il resto mancia, e io non posso che unirmi al coro di quelli che in sala si sono divertiti fino all’applauso. Il cinema, quello da sala buia e schermi grandi, è fatto per film così.

Anche se, nell’intrattenimento puro, Battleship lo stacca leggermente e si conferma, per ora il miglior filmone fracassone dell’anno.

Apparte il costume di Capitan America, che è ridicolo come quello di un cosplayer ciccione del Lucca Comics.

Per non parlare della Vedova Nera, che finché c’è da fare le mossette sugli umani ok, ma vederla sparare con le pistoline contro un serpente volante di 30 metri fa solo ridere (e gli hanno pure dato troppo spazio, secondo me).

Per riassumere il senso e l’importanza di ogni personaggio basta vedere come sono collocati nella famosa scena della panoramica:

Falco, Hulk e Iron Man nell’emisfero di quelli “convincenti”, e a calare Thor, Vedova Nera e Capitan Pigiama in quelli meno riusciti.

Certo, non è un film perfetto, assolutamente no.  Tolto il fatto che si son completamente dimenticati di ciò che succede dopo i titoli finali di Thor, che è forse l’errore più grosso, le incongruenze e le stranezze sono sparse qua, e la esattamente come le scene d’azione e le battute. Queste ultime due sembrano messe a posta per compensare i momenti in cui Whedon e soci si son detti “sta puttanata c’è sfuggita di mano, buttaci due cazzotti o la faccetta buffa di RDJ”, tipo le espressioni “basite” di Boris.

Quindi non si capisce perché (OCCHIO CHE FORSE È SPOILER):

1)      L’unica soluzione per terminare l’invasione sia sparare un missile nucleare su Manhattan, ma sparalo nel portale da dove arrivano i mostri no?

2)      L’astronave madre dei chitauri non sappia reggere l’urto di una bomba nucleare, forte come civiltà avanzata!

3)      Il macchinario supermegaultra creato per uccidere Hulk alla fine si limita a farlo cadere da qualche migliaio di metri, come se questo potesse scalfire un essere che più gli fai male e più diventa forte.

4)      Banner che raggiunge gli altri vendicatori per la battaglia finale utilizzando una motoretta, come se intorno non fosse una zona di guerra.

5)      E per finire, tutta la parte finale è presa pari pari da Transformer 3 (ispirandosi perfino nei serpentoni giganti) solo un po’ più piccola e meno epica.

Tolte queste, e altre piccole incongruenze, rimane il film nerd definitivo, un gran bel film sui super eroi e un buon film fracassone che incasserà un botto di soldi, che può piacere a chi di fumetti ne mastica il giusto e DEVE piacere a chi invece li ama ed è disposto a chiudere qualche occhio.

La cosa strana però è che, almeno per quanto mi riguarda, mi son ritrovato più a ridere che a esaltarmi, curioso… perché mica ero entrato in sala per vedere un film comico.

Ah, un’ultima cosa, se vi sono piaciuti gli Avengers, fate un piccolo sforzo e procuratevi gli albi Ultimate Avengers, sono ottime storie d’azione (sì, migliori del film), e ormai che i super eroi son stati sdoganati al grande pubblico non ci fate neppure la figura degli sfigatoni che leggono nel buio della loro stanzetta con le ascelle che sanno di morto, ma anzi passerete per quelli acculturati che vanno alle basi della cultura pop.


Loffio does Transformer Prime

19 marzo 2012

 

Mentre tutti sono li sul sito della Apple, col ditino pronto a ordinare l’iPad 3, io mi sono fatto un giretto col Transformer Prime, l’ibrido a metà tra un tablet e un ultra-pc che Asus propone a tutti quelli che vogliono un tablet figo che possa montare una tastiera quando serve.

 

Il risultato lo potete leggere su Eurogamer.it, magari prima di comprare l’iPad 3 (anzi “il nuovo iPad) a scatola chiusa.


Per chi suona la campanella

6 dicembre 2011

 

Scrip, al secolo Ermanno Ferretti, è un professore di filosofia precario, con uno spiccato senso per l’aforismo e una moderata dipendenza da Twitter. Mese dopo mese, anno dopo anno, Scrip pubblica sui 140 caratteri del social network più “in” del momento (che espressioni abusate, bleah, ci mancava solo scrivessi anche “popolo della rete”) tutto ciò che gli succede in classe, dai commenti degli studenti sulle sue lezioni, alle storture del sistema scolastico.

L’idea piace e le persone che seguono i suoi aggiornamenti diventano ogni giorno di più, e alla fine, l’idea piace così tanto che Scrip finisce per raccogliere questo mosaico di vita scolastica fatto di sfondoni, abissi culturali, arte di arrangiarsi e speranze in un libro: Per chi suona la campanella, uscito in questi giorni.

Perché ve ne parlo? Beh innanzitutto perché Scrip mi sta simpatico, e se posso dargli una mano parlando della sua opera agli sparuti lettori di queste pagine, lo faccio volentieri, e poi perché questo libro è un simbolo, uno dei tanti, di come non bisogna mai dare niente per scontato con Internet, di come alla fine tutto quello che fai rischia seriamente di avere un senso, ma devi riuscire a capire quando è il momento di guardarsi alle spalle e raccogliere ciò che hai seminato, anche se non credevi di aver fatto niente.

E’ anche un ottimo esempio di come la rete sia diventata la nuova terra dell’idealizzato sogno americano, di come una buona idea possa portare a qualcosa di buono, se sai promuoverti, se sai scrivere bene e se la fortuna ci mette quel pizzico di spinta che fa sempre comodo (in fondo quanti Scrip in giro per il mondo ci saranno che potrebbero scrivere il loro libro?).

Com’è il testo in sé? Meno stereotipato di quello che si potrebbe pensare. Non è il classico stupidario in cui gli studenti sono dei somari, la scuola e dura, ma quanto è bello insegnare, c’è qualcosa di più. C’è uno spaccato di vita, per i più “vecchi” anche un modo per ricordare il mondo terribile e bellissimo della scuola, che assomiglia a quello di tante persone, basta sostituire la scuola con altri lavori. Inoltre la formazione filosofica di Ermanno lo porta ad usare con la grazia cinismo, c’è ironia, delusione e leggerezza… e il tutto funziona perché è scritto bene e senza facili volgarità, e scusate se è poco.

Un libro, dunque, che non ha certo la pretesa di diventare il prossimo premio Strega, ma è senza dubbio una piccola gemma di ironia. Se lo trovate in libreria sfogliatelo, leggetevi qualche frase, e se ne trovate almeno quattro o cinque che vi fanno venire un sorriso, anche amaro, compratelo.

 


Drive

3 ottobre 2011

Il modo peggiore per andare a vedere Drive è guardarsi prima il trailer, che stavolta più che mai è il male assoluto.

Ma visto che prima o poi ci finirete davanti, tanto vale che lo guardiate qua.

Visto? Bene ora buttate via l’idea che vi siete fatti del film e state zitti cinque minuti, perché quello che avete appena visto è Drive dato in mano ad un regista qualunque.
E’ dura parlare di un film che ti è piaciuto tanto l’effetto scolaretta di fronte ai primi amori è dietro l’angolo. Quindi cercherò di non dilungarmi più di tanto, anche perché altrimenti dovrei raccontarvelo tutto. Drive è semplicemente un film che dovete vedere.

Un tizio che guida le macchine durante le rapine per vivere, una situazione che precipita a causa dell’amore per una donna e i mafiosi brutti e grassi che governano tutto. Detto così potrebbe essere un film perfetto per sua testosteronità Jason Statham, con una colonna sonora data in mano all’ennesimo tizio col che gira con la Bentley e parla di ghetti in cui fa brutto, e invece Refn cosa fa? Vi lega a una sedia e si mangia tutti i vostri cliché crudi che ancora si dibattono, mentre voi siete ancora li che vi chiedete che cazzo state vedendo.

La sua idea di film d’azione è prendere il faccino bello di Ryan Gosling, uno che al massimo te lo immagini a fare le commedie romantiche, E INVECE NO, vestirlo male, ma male, con lo stecchino in bocca le scarpe brutte e la giacca un comatoso svegliato ieri da un sonno che dura dall’85 che ha trovato i vestiti alla Caritas, metterci delle musiche elettroniche, che io non avevo mai sentito dei pezzi entrarci così poco nella scena ed essere così adatti, e riempire tutti gli spazi che intercorrono tra scene di una violenza inaudita e l’altra (parliamo di martelli, facce spaccate col tacco e gorgoglio di gole squarciate) con dialoghi minimalisti, ralenty perfetti e una fotografia della madonna.

Ma Refn in effetti tanto normale non è, non so se avete visto Bronson (vedetelo), ma è una film che veramente ti viene da chiederti che cazzo di roba gli scioglievano nel latte da piccolo.

Grande merito del successo va a Gosling, che è il metronomo del film, quando parte lui parte tutto, altrimenti l’atmosfera si ferma per aspettarlo, persa nel suo faccino come tutte le donne in sala. Anzi, a dire il vero è tutto merito della giacca che rende Gosling una specie di Chigurh buono. Ridicola assurda, senza senso, proprio come i capelli di Bardem in “Non è un paese per vecchi”, eppure è li.

Speriamo solo non lanci una moda

E mentre Gosling è si butta sempre più a capofitto in un mare di sangue e violenza silenziosa, così la giacca si sporca, si buca, si lacera, fino all’inevitabile finale che lascia tutto un po’ così, come in quei lunghi silenzi in cui, vi giuro, ad un certo punto volevo alzarmi e dire “RISPONDI CAZZO!!!”.

Guardatelo sia se vi piacciono i film d’azione sia se andate al cinema con la sciarpa e il basco, perché in entrambi i casi troverete qualcosa che non avevate visto e che probabilmente vi piacerà.

 

Edit: A mente leggermente più fredda è facile capire perché Drive mi è piaciuto: è fondamentalmente un western.


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